mercoledì 30 novembre 2011

Miracolo

Incastonato nella luce bianca del nord, lucida, cristallina, l'ultimo gioiello di Aki Kaurismaki. "Miracolo a Le Havre", un film che è certamente un gioiello. Lo straniamento di una Francia primi anni '70 incastrata in una attualità odierna con i suoi problemi, il suo dramma più lacerante, la migrazione dei deboli, serve a isolare quella che è la vera anima del film, l'umanità.

Una umanità insospettabile, forse, per l'ambiente in cui germoglia. Completamente senza retorica, con una collezione di facce, di espressioni la cui improbabilità va pari passo con la loro stralunata bellezaza, Kaurismaki regala un'ora e mezza di placida poesia, senza strappi, senza melodramma, pur se profondamente drammatico.

Coltiva una leggerezza sospesa come ho trovato per esempio in quell'altro leggerissimo film che è Train de Vie. Ma non è un film indulgente o che si compiace di una certa irragionevolezza circense, anzi, è estremamente reale, senza fronzoli.

UNa narrazione piana ed emozionante, con fotografie, scorci, momenti sospesi da capolavoro pittorico. Un film che fa sorridere il cuore, un film veramente umano, perfetto. Consigliabile al 100%.

Sopratutto la cagnetta Laika, una vera Etoile.

martedì 8 novembre 2011

Immagine e somiglianza

Il principe, sulla cima della collina, volgeva intorno a sè lo sguardo.

Che perfezione, che armonia. Dominavano il mondo, la terra, tutto.

Dopo milioni di anni di evoluzione finalmente la certezza, la consapevolezza di rappresentare l'acme, il meglio che c'era.

Avevano piegato la natura alle loro necessità, ai loro piaceri, alle loro comodità.

Allevamenti di animali domestici provvedevano cibo e lavoro. Ardite costruzioni oramai punteggiavano l'intero pianeta, l'organizzazione rendeva fluida ogni attività, un forte esercito proteggeva la città dai nemici esterni, ogni ostacolo era stato superato.

Erano diventati il centro del mondo, il fulcro su cui ruotava la creazione, tutto si raffrontava a loro, erano la misura e il paradigma per ogni cosa.

Padroni del mondo sconosciuto, lo avevano colonizzato tutto e lo padroneggiavano con la loro abilità, modellandolo con la loro cultura, la loro sapienza.

Certo, ogni tanto erano colpiti da cataclismi naturali. Intere città spazzate via, alluvioni, esplosioni, carestie. Ma questo serviva loro a impegnarsi ancora di più, tesi in una linea di sviluppo ambiziosa, senza un limite se non quello che potevano imporsi da soli.

Una fiducia illimitata nelle loro risorse li rendeva sicuri e spavaldi, protetti dalla loro intelligenza e dal loro Dio.

Un dio potente, onniscente, saggio, che li aveva creati con lo scopo di esaltare la sua volontà, la sua potenza, il suo amore.

Un Dio uguale a loro, di cui loro erano immagine e strumento.

Un Dio di cui loro erano immagine e riproduzione perfetta.

Le sei zampe, le potenti mascelle, gli occhi sfaccettati.

Soddisfatto, il principe rientrò nel nido.

sabato 22 ottobre 2011

Splatter TV

Ci si domanda nelle rubriche pensose e corrette se le immagini trasmesse ossessivamente e con compiacimento della cattura e morte di Muhammar Gheddafi siano buon giornalismo e se non sia il caso di proteggere il pubblico televisivo, almeno quello della tv di stato, da certi eccessi.

Io, sinceramente, mi farei altre domande.

Le immagini di cronaca vengono trasmesse attraverso lo stesso medium attraverso il quale vengono trasmesse immagini a volte ben più crude ed emotivamente connotate (si sa la storia, si arriva alla violenza attraverso un climax, una costruzione, una partecipazione più accurata). Questa contiguità ingannatrice (un po' come quella per cui quello che scrivo io su un blog di Repubblica è accanto ad una articolo di Scalfari e può sembrarmi paritario) fanno sì che le immagini di cronaca vengano depotenziate dal punto di vista informativo, assimilandole ad una idea di finzione.

Visto che la cronaca e l'informazione servono a farsi una opinione, queste immagini dovrebbero, ipoteticamente, avere una funzione se non pedagogica almeno formativa. Ma non ce l'hanno.

La loro subitaneità, la loro crudezza, sono fortissimi ma come quei dolori forti ed improvvisi, passano presto. Non hanno modo di sedimentare come invece hanno modo di farlo quei processi informativi lenti, frammentati, non evidenti, accennati, il cui divenire sia costruito. Un esempio, dopo tanti anni le immagini di Mussolini a Piazzale Loreto non hanno perso niente del loro significato.

Le immagini di Gheddafi, invece, hanno solo un risvolto emotivo, scioccante, sensazionalistico. E come tali da un lato verranno dimenticate, perse nella sequenzialità e ripetitività Pop di tutto ciò che è immagine e solo immagine. Dall'altro contribuiranno allo sviluppo di un apprendimento emotivo, superficiale, che non lascia nè conoscenza nè sviluppo critico.

In un sistema di mass-media la profondità della notizia non può, come in una sorta di costante inalterabile, competere con la sua propagazione, con la sua estensione. Questo ultimo avvenimento, quindi, è un mattone in più per un approccio subalterno, passivo e sostanzialmente subìto. Non dico la morte di Gheddafi, ovviamente, ma il modo in cui ce l'hanno fatta vedere.

Nello specifico già non s'è capito bene se fosse amico da baciargli l'anello o nemico da bombardarlo, nè se la Nato abbia tutelato una no-fly zone o se abbia allegramente bombardato il convoglio a ragion veduta. Insomma, non è mai stata una situazione dove si sapeva bene cosa succedesse. Lo stesso epilogo, oltre a non lasciar dubbi che si sia trattato di un linciaggio (ma a opera di chi, quale fazione, quale tribù, perchè non un processo, che gente c'era, pronta ad intercettare il convoglio ?) ha solo piantato in mezzo agli occhi una sequenza confusa di macelleria umana dove quello che in fondo è un essere umano è stato massacrato.

Puro voyeurismo, quindi, informazione zero.

Ed un altra nota; le immagini, che ci paiono tanto vere, proprio per quanto immediate e riprese da telefonini branditi, sono state girate non da terzi neutri, ma proprio da quelli che il linciaggio lo hanno compiuto. C'è una cernita fondamentale, quindi, nelle immagini. Non si vede quello che avviene ma si vede quello che ci vogliono far vedere.

La verità, quindi, sempre più si sposta verso una verosimiglianza, sorella cattiva della verità in quanto sostanzialmente falsa ed ingannatrice.

Ma verosimiglianza che, ce lo ricorda la vicenda dei Protocolli dei Savi di Sion, è stata bastevole e sufficiente a giustificare, formare e motivare una ipotetica opinione pubblica, in realtà immaginario collettivo, che ha cooperato allo sterminio di milioni di persone.

Queste sono le domande che mi farei, e non se sia opportuno o meno mandare certe immagini durante la cena. Il disturbo può non essere solo di ordine digestivo, se non si cambiano le cose.

lunedì 19 settembre 2011

Indietro tutta !

Premessa : anche se Napolitano dicesse la sua su un PdC la cui moralità è dubbia, vista la rotazione patonze, i vari peccati mortali commessi e pure quello veniale di procurata e millantata erezione, questo non smuoverebbe il fatto che questa maggioranza continua ad essere tale, e lo si vede ad ogni votazione. I numeri li ha, come se li sia procurati lo sappiamo, ma fa lo stesso, non cambia nulla operativamente. Napolitano potrebbe anche stigmatizzare che ministri della Repubblica inneggino alla secessione, ma lo fanno da sempre, cosa cambierebbe ?

Mi sto chiedendo quanto sia positiva l’ipotesi che SB si dimetta. Adesso.

Mettiamo che i colonnelli lo convincano a fare un passo indietro; questo farebbe si che la compagine disarmasse l’opposizione, si riformasse una verginità, potesse cooptare l’Udc ed andare avanti a fare sfracelli, con la solita combriccola di pantegane che da decenni avvelena il nostro paese.

Certo, i suoi processi riprenderebbero la corsa, ma insomma è tutto da dimostrare, i suoi uomini sarebbero comunque in parlamento, sarebbe ancora un parlamentare, la giunta approverebbe ? non si sa, gli avvocati che ha bastano per uno staterello di medie dimensioni, per cui non venderei la pelle dell’orso.

Se invece andassimo avanti con questo stillicidio di cacca, se le cose non cambiassero, arriveremmo alle elezioni con il cdx in pessime condizioni, e PD SeL e IdV avrebbero avuto il tempo di mettere in piedi, si spera, un simulacro di opposizione affidabile e plausibile. Forse.

La sconfitta elettorale farebbe scoppiare il bubbone, i processi ripartirebbero, la maggioranza parlamentare non sarebbe dalla sua parte, gli accordi interni collasserebbero, il riciclo di voltagabbana con imene rifatto da Pitanguy sarebbe più arduo.

Mi chiedo quindi quale scenario sia più realistico:

1) vanno avanti così fino alla probabile debàcle del 2013
2) crollano non si sa grazie a quale intervento divino (e ce lo voglio vedere un governo tecnico a rimettere le mani sulla manovra; siamo sicuri che non comprerebbero i tornado ? che farebbero pagare le tasse ai ricchi ? che introdurrebbero una patrimoniale ? che andrebbero a battere cassa oltretevere ?)
3) immolano il porcone oramai insopportabile e cercano di sopravvivere ?

giovedì 15 settembre 2011

Gigante, aiutaci tu.

E' ormai da un bel po' di tempo che sul web cresce , di pari passo con l'insofferenza nei confronti delle mirabolani gesta di questa manica di cialtroni al governo, l'esigenza e la richiesta che il Buon Napolitano faccia di più di quanto non faccia, ritenendo, a mio avviso a torto, che negli articoli 54 e 88 della costituzione ci sia scritto che lui può sciogliere le camere così, a cazzo di cane, o possa evitare di ifrmare o assumere iniziative molto più evidenti rispetto a quelle che ha adottato fin'ora.

Ma se un PdR potesse sciogliere le camere come cacchio gli pare, saremmo una repubblica parlamentare ? No, saremmo una repubblica presidenziale.

Siamo una repubblica presidenziale ? No, non lo siamo.

E se anche fosse e venisse fatto uno strappo, un golpettino presidenziale, magari appoggiandosi ai cobas della polizia coi loro lacrimogeni, sarebbe bello stabilire un tale precedente, anche andasse a buon fine (e non andrebbe...)?

E a parti invertite, con un bel PdR tendente al centro-destra (ipotesi tutt'altro che peregrina) oltre al ricatto delle solite frange tafazzesche un eventuale governo de sinistra sarebbe anche sotto la spada di Damocle di un presidente NON super partes.

Ecco, sfugge totalmente il concetto di super partes, per il quale Napolitano è il presidente ANCHE di quell'ostinato 24% che ancora stima SB.

Si insiste in una deriva mistica, da uomo della provvidenza che risolva i guai senza che noi si muova nemmeno un ditino. Noi, si, perchè quel governo è stato regolarmente eletto da una maggioranza di italiani (cittadini mi pare troppo) e continua a governare (male) ma con una maggioranza di voti parlamentari.

E ci si ostina a ritenere che una presa di posizione DI PARTE di Napolitano servirebbe ad aprire gli occhi a colori i quali insistono, per insipienza o convenienza, a tenerli belli chiusi, nonostante le vagonate di motivi, morali, politici, economici, di forma e di sostanza, che da almeno 15 anni dovrebbero avergli bruciato le palpebre.

O ci rendiamo conto che il nano se ne andrà quando CONVERRA' materialmente a una maggioranza di coloro i quali sono i tenutari dei VERI poteri, e che noi siamo degli informatissimi servi della gleba, buoni al massimo a fare numero in qualche piazza o a contarci su facebook, o andremo avanti perennemente incavolati e repressi, schiacciati dalla conoscenza dei fatti e dalla impossibilità ad agire individualmente per cambiare le cose. Troppo immersi in un quotidiano senza prospettive e memoria, non ci rendiamo conto di vivere in una realtà mediaticamente virtuale, dove crediamo di essere "protagonisti" mentre siamo solo degli spettatori con delega al contributo.

Questa è la democrazia di massa, con le sue dinamiche e le sue leggi, tutto condito con l'inganno di una ipotetica partecipazione attiva. Crediamo romanticamente di poter applicare gli schemi di una agorà ristretta ad un mondo di 6 miliardi di persone.

E Napolitano risolve tutto. Certo.

Si dovrebbe riuscire a prescindere per un momento dalle valutazioni politiche su Napolitano (da migliorista non m’è mai piaciuto, come persona mi pare molto corretta, certo non una testa calda, sicuramente molto attento alle norme ed alle procedure).

Ma questo non c’entra niente sul fatto di come si possa comportare istituzionalmente. Istituzionalmente se dovesse intraprendere iniziative irrituali lo sbranerebbero e in futuro lascerebbe aperta una porta difficilmente richiudibile.

Fare paragoni con altri Presidenti, primo fra tutti Pertini, non ha senso, sono esercizi di fantasia, di fantascienza, erano anni, persone, situazioni politiche diverse. Io sinceramente non ho idea di cos potrebbe fare oggi Pertini, non ho la palla di vetro (altre, molto grosse e lesionate, ma non di vetro) certo ho qualche idea di cosa potrebbe fare Leone, e mi vengono i brividi.

mercoledì 14 settembre 2011

Terraferma

Il mare è ossidiana. Il mare è pietra. Che si muove nera su cui scivola la vita, scivola la morte. Una pietra che sorregge, che inghiotte, che nutre e che uccide.

E che sfrega come una lama sui bordi dell'isola, anche questa nera, di lava, di pietra. E su questi bordi ci sono uomini, uomini ancora arcaici, uomini che obbediscono a leggi senza nome e senza tempo, leggi del mare, leggi dove la vita è sacra e la cui cura prevale su tutto.

E chi vive su questi bordi, dove i mondi si sfregano, dove gli uomini diversi vengono a contatto da mondi alieni nella realtà, per quanto conosciuti sui giornali, nelle parole e nelle immagini, ma non nella sostanza, nel cuore, nel sangue e negli occhi, chi ci vive è sottoposto a questo attrito di frontiere, piccolo, senza difese, in grado solo di essere travolto da emozioni, da contraddizioni.

Questo è Terraferma, un film potente, travolgente, assolutamente non retorico, di Crialese. Un film di figure arcaiche, di volti bellissimi, di profonde e sconvolgenti emozioni, dove la profondità di ciò che forse ci si dimentica sia essere un esere umano si scontra, sfregando sui bordi, con un tentativo di porre regole, confini arbitrari, modi di comportarsi sterili e disumani.

E' un film che non vi lascerà in pace, anche se sarete colti dal desiderio di un passo falso, di un elemento stonato così da potersi appigliare a recriminazioni di manierismo, di retorica, di sentimentalismo, salvandovi così la pelle da una commozione inevitabile.

Ma questo film vi incula e vi accoltella con i suoi colori, con la calma di un movimento geologico, che si scandisce su tempi dimenticati, forse, ma che se riusciamo a distoglierci dai rumori di fondo che ci distraggono, ancora ci squassano e ci fanno girare su ruote antiche.

Minchia, andatelo a vedere.

martedì 13 settembre 2011

Misteri.

Ogni tanto appaiono sulla stampa (sempre più spesso, forse) notizie del tipo : "compie una strage e poi si suicida".

Qualcuno, insomma, prende e squarta l'intera famiglia o mezzo vicinato o perfetti sconosciuti in un centro commerciale.

E poi si ammazza.

Non capisco.

Cazzo, o ti ammazzi prima oppure fai la strage e basta. Voglio dire, che senso ha ammazzarsi, dopo ?

Ti stava sul culo la famiglia ? Non ne potevi più di quella piattola di tua moglie e di quei rompicazzo di figli sanguisughe perennemente attaccati alla plèistèscion o a vedere le peggio cose su Mtv ?

Okey, ti è saltato il boccino,e li hai ridotti a maciullata poltiglia sparsa tra la cucina ed il bagnetto finestrato. E ora ? Ora che sei libero che fai, rivolgi l'arma contro di te e ti ammazzi ?

Ma sei scemo ?

Peggio di questi ci son solo quelli che pur rivolgendosi l'arma contro loro stessi, poi non ce la fanno ad ammazzarsi, proprio non gli riesce. Che figura di merda.

mercoledì 31 agosto 2011

History Repeating

"Una bizzarra, ingenua, deterministica convinzione che tutto si sistema comunque, aveva fatto sì che durante gli anni ottanta il paese si fosse arreso al capitale internazionale, concedendogli di inmperversare più liberamente che in ogni altro posto. L'inevitabile crollo comportò in realtà solo una continuazione del totale collasso, consapevolmente realizzato negli anni ottanta, di qualsiasi controllo politico sui volubili colpi di vento del capitale informatizzato. tutti dovettero pagare lo scotto, tutti tranne le imprese. Mentre il paese era sull'orlo del fallimento, le grandi imprese massimizzavano i loro profitti. Il fardello dei costi fu riversato sulla casa, sull'assistenza sanitaria, sull'istruzione, sulla cultura. Su tutte le cose più o meno a lungo termine. Il minimo accenno che le imprese forse avrebbero dovuto contribuire a pagare almeno una minima parte del debito che avevano creato, era accolto con la minaccia del trasferimento all'estero. Tutta la popolazione fu costretta a pensare all'unisono al denaro. L'anima popolare fu gonfiata da ogni parte di pensieri finanziari, fino a scoppiare, finchè non rimasero da riempire che piccoli, piccolissimi spazi, e li non ci poteva essere nulla che fosse a lungo termine, solo lotterie e scommesse e squallidi programmi di intrattenimento TV; l'amore fu sostituito da soap opera idealizzate da una parte e pornografia via cavo dall'altra, la voglia di qualche forma di spiritualità fu saziata da soluzioni new age pronte per il consumo, tutta la musica che raggiungeva il grande pubblico era confezionata su misura per vendere, i media si impadronirono del linguaggio e fecero di sè stessi la norma, la pubblicità rubava i sentimenti e li spostava dai loro giusti oggetti, l'abuso di droghe aumentò pesantemente. Gli anni novanta furono il decennio in cui il capitale fece le prove generali di un futuro in cui orde di disoccupati a vita dovevano essere tenuti in scacco perchè non si rivoltassero. Intrattenimento anestetici, droghe che non esigevano trattamento, conflitti etnici per convogliare gli sfoghi di rabbia in un'altra direzione, manipolazioni genetiche per minimizzare il bisogno di cure nel futuro e una focalizzazione costante sul bilancio mensile della propria economia personale. C'era bisogno di qualcos'altro per rovinare completamente l'animo umano coltivato attraverso i millenni ?"

Non si parla di Italia. NOn è una analisi contemporanea. Si parla di Svezia, si, quella Svezia che pensiamo sempre possa essere una meta, un esempio. E non è stato scritto ora. La linea del male. 1998. Arne Dahl. Pag. 167/168.

Ed è un thriller. Fatto anche molto bene, va detto. Ce l'abbiamo noi uno scritto re di thriller in grado di dare questo spessore ai propri scritti, tra l'altro ?


domenica 24 luglio 2011

Scandinavia (in)Felix



Subito dopo quanto successo ad Oslo è parso che ci fosse la mano del terrorismo jhaidista. Sembrava ovvio. Poi è venuto fuori che il responsabile, come avvenuto altre volte negli Usa, è un bianco, cristiano, di destra. Ed è partita la bagarre. tutti a chiedersi ma come è possibile, ma incredibile, la pacifica Norvegia coi fiordi ed i postali, capo nord, le renne... (ho anche sentito qualcuno stupirsi per via del fatto che è la patria del premio Nobel, quando questa è la Svezia, ma tant'è da certi telegiornali aspettarsi un minimo di preparazione è illusorio).

Io francamente non ci h omai vissuto, ma frequento da tempo il mondo letterario scandinavo, avendo letto parecchi autori provenienti da quei paesi.

SInceramente per farsi un'idea basta aver letto un po' di letteratura "leggera" scandinava. A parte lo stranoto Larsson, consiglio i libri di Hakan Nesser e di Henning Mankell, oltre agli stagionati ma sempre validi Sjöwall&Wahlöö.

Non so se sia il clima, la mancanza di sole, la struttura della società, ma si legge bene in controluce una sorta di inattitudine al rapporto con l'esterno, in questi libri. Una incapacità emotiva ad esprimere la sofferenza.

Si soffre, e non poco, ma nei rapporti umani prevale una sorta di impaccio, di blocco. Noi al confronto siamo casinisti ed impiccioni, estroversi, teatrali.

Forse così facendo sfoghiamo, in una sorta di tarantolata pubblica, i conflitti, le delusioni, le incomprensioni. Alla fine, forse, tutti i problemi vengono fuori, nelle religioni come nella politica, da una sorta di analfabetismo emotivo, di incapacità linguistica (e non mi riferisco solo a quella parlata) che impedisce di condividere, sfogarsi, esprimersi.

Come un padre che bloccato dal gap generazionale, di fronte al comportamento del figlio invece di parlare e capire, molla lo sganassone.

Poi, certo, su questo albero si innestano i rami della follia, della stupidità, della xenofobia, della paura, dell'ignoranza, della violenza.

Ma questi si trovano in tutti i consessi umani, solo che vengono più spesso alla luce, almeno in queste manifestazioni, nei popoli nordici o anglosassoni. Perchè questo avvenga, ripeto non so se dipenda da fattori climatici o altro, penso però che siano la faccia oscura di una attitudine sociale che nella aprte chiara esprime pacatezza, rispetto della privacy, distaccatezza.

Insomma, io non mi stupirei più che tanto. Se succede poco forse è perchè sono pochi ed hanno tanto spazio a disposizione. E forse anche la sauna aiuta.

giovedì 9 giugno 2011

Metamorfosi





Le mie dita passano con orrore sui solchi che 34 anni di stanghette mi hanno scavato nelle ossa del cranio.

E mi domando.

Ma a quale cazzo di tribù appartengo ?

mercoledì 25 maggio 2011

Inaspettato.

Calzini, magliette, mutande. Dei pantaloni lunghi. Un paio corti. La cintura. La roba da bagno, le ciabatte, la spazzola. Una valigia perfettamente fatta. Che brucerà nll'incendio assieme a me, altri 46 passeggeri ed i membri dell'equipaggio, nei cieli dell'Elba. Volo Ryanair.

Questo ho pensato finendo di fare la valigia. E poi ho pensato quanti litigi tra coppie, su valigie fatte in un modo o in un altro, finite a galleggiare sul mare.
Quanta energia sprecata. Quanto tempo perso in modo negativo, invece di fare una palla di tutto ficcata a forza nella samsonite e farsi una sana ultima debordante scopata.

Macabro ? Può darsi, anche apotropaico, forse.

Palla di fuoco !

Ma non è la prima volta che mi chiedo quanti gesti banali ci siano pochi momenti prima di quella cosa assolutamente non banale, almeno per chi la subisce, che è la morte.

Quante conversazioni del cazzo al cellulare prima che l'avantreno del tir sfondi la cassa toracica. Quanti pensieri inutili, due metri prima che il vaso di gerani del quarto piano penetri nella calotta cranica.

Si è portati, per letteratura, film, a considerare il momento estremo come qualcosa se non di preparato comunque che ti dia il tempo di essere coerente, di pensare qualcosa se non di indimenticabile o epico, almeno di decente.

Di non morire insomma con le mutande sporche. Mentre spesso si muore per caso, per sbaglio, pensando ad altro, non avendo il tempo di fare un cazzo di riassunto, un riepilogo, un bilancio. Anche falso, mendace, autoassolutorio, ammiccante, da cui uscire se non vincitori almeno in un onorevole pareggio.

O anche un momento in cui maledire le cose non fatte, cercare in extremis uno scatto di reni con un pentimento epocale, una presa di coscienza globale, illuminante.

E invece no, tu sei li che ti scaccoli pensando a cosa mangiare a cena, quando senza nemmeno la decenza di un colpetto di tosse, quella venuzza idiota si rompe, mandando tutto in vacca.

Pronto ? Pronto ? Valerio ? Pronto ? Cazzo, sarà entrato in galleria...

lunedì 18 aprile 2011

Che cos'è oggi il progresso ?



In questi giorni si parla come sempre di politica, si avvicinano le elezioni comunali, potrebbero essere una verifica importante e potrebbero anche influire sul destino del governo.

Governo che possiamo far coincidere sulla persona di Silvio Berlusconi credo sia lecito farlo. Non esiste un governo se non nella misura in cui è una emanazione pratica degli interessi di Berlusconi, e poco altro.

Parlando di elezioni vengono fuori, all'interno della sinistra, le solite magagne, non ultima la presentazione nelle liste torinesi di uno come Giusi La Ganga, famigerato ex craxiano noto alle cronache come corruttore. Notizia che in effetti fa storcere parecchio il naso, e non solo ai puri e duri ma un po' a tutti.

Altro argomento, il governo di decantazione proposto da Pisanu e Veltroni, una sorta di pausa di riflessione utile a scaricare l'Anomalia Suprema che è sempre lui, Silvio.

A me sembra sinceramente che siamo tutti col naso per terra, persi dietro le minutaglie, i particolari, e perdiamo di vista una prospettiva più ampia.

In italia, oggi, ci troviamo di fronte ad una bestia già nota, la reazione populista congiunta al capitale ed al clerico-fascismo, con l'arma potente di mezzi di comunicazione di massa mai visti prima e gestiti in regime di quasi monopolio, con ovvie conseguienze sia culturali che di percezione della realtà. Una chimera dalla testa anti legalitaria, evasora, dal ventre mafioso e dalla parlantina ammaliante della pubblicità.

La volta precedente che questa bestia si era affacciata sulle nostre scene, il famoso ventennio, fu sconfitta dalla sua stessa tracotanza e disavvedutezza, nel momento in cui intese entrare in una guerra per la quale era totalmente impreparata, e scegliendo, oltretutto, l'alleato alla lunga più debole.

Avesse fatto come Franco in Spagna, non credo che Mussolini sarebbe finito come è finito, e probabilmente fino agli anni '70 saremmo andati a saltare nel cerchio di fuoco, vestiti di nero, cantando marcette.

Forse questo, come una molla molto carica, avrebbe fatto si che, come nella Spagna post Franchista, si liberassero energie nuove, moderne, positive e forse staremmo in una situazione migliore, rispetto a quella attuale. Chissà, sono elucubrazioni poco pratiche, anche se intriganti.

Attualmente non si prevede nessuna entrata in guerra, il collasso che si può abbattere sul nostro paese non è comunque minimamente paragonabile alle macerie del '44, anche se a noi pare una situazione insostenibile. Ma di trippa per gatti ce n'è ancora, e le file per gli iPod stanno a dimostrare che i tempi della tessera per il pane sono lontani.

Le iniziatve liberticide in Italia hanno scosso sempre una minima parte dell'opinione pubblica italiana, a partire dall'unificazione ad oggi. Alla gente gliene è sempre fregato il giusto, secondo l'antico detto che sia Franza o Spagna basta che se magna, subordinando ad una soddisfazione pratica ogni altra velleità.

Solo l'altra chiesa italiana, il Pci, per motivi di opposizione si era sollevato, assieme ai suoi adepti, e sempre in misura minoritaria ; fatta eccezione per il divorzio e l'aborto, troppo invasivi della sfera personale e indifendibili come ritorno al passato, l'italia civile non ha mai dato segno di esistere come maggioranza attiva.

Ma ora che quella chiesa si è dissolta, che l'ala progressista italiana ha perso ogni identità, dopo che ci siamo persi nei rivoli delle contrapposizioni interne, minati alla base da una crisi economica della quale non capiamo molto e che sentiamo come estranea alle nostre scelte, indipendente da esse, non sappiamo quali leve muovere per opporsi a questa reincarnazione di una dittatura populista.

Ciò che sinceramente penso è che stiamo vivendo il tramonto non indolore della civiltà europea (cosa che mi dispiace avvenga, sia chiaro) e mi chiedo quanto spazio ci sia, nel declino, per un'idea di progresso. Quanto, invece, questa situazione sia un ottimo humus per chi non chiede altro che mantenere lo status quo, gestire egoisticamente quanto acquisito. Sono tempi perfetti per una cultura prevalentemente conservatrice e non per un'idea progressista che non si sa bene cosa possa proporre, quali ideali perseguire.

Ci vorrebbero degli ideali plausibili, considerando oltretutto questi tempi disincantati e cinici, al limite di un neo-nichilismo depresso, pervasi da un gretto pragmatismo. Quali ideali, quale idea di progresso è proponibile, quindi ?

La natura intrinseca del progresso è questa, opporsi con un'idea di "movimento" alla stasi ed alla recessione. Una locomotiva che però qui da noi non ha i soldi per i binari, non sa bene a chi far fare il macchinista e nemmeno sa bene da che parte andare.

I macro problemi economici quali l'approvvigionamento energetico prevedono delle strategie talmente globali che certo nessuna formazione politica di un paese come il nostro può seriamente proporre una soluzione purchessia. Idem l'ecologia, o l'emigrazione.

Il problema dei problemi, quello da cui scaturisce tutto il resto, la bomba demografica, nessun Bersani o Vendola o Grillo hanno modo non dico di risolvere, ma nemmeno di spiegare bene ai propri elettori. Almeno in chiave costruttiva.

Resta quindi campo libero a chi, senza ubbie, sa bene come gestire la paura, l'egoismo, la volontà di chiusura proprie di larga parte dell'elettorato.
Sanno come creare desideri, come suscitare false aspettative che diano una idea, pur se fittizia, di felicità nel momento in cui vengono soddisfatte.

Se il mainstream televisivo fa pensare che l'acquisizione di un bene serva ad essere migliori e felici, sarà facile illudere la parte debole della nostra anima, sopratutto poi quando cinicamente riescono a vestire anche i panni virtuosi con, per esempio, la vendita di prodotti biologici, vestendo il lupo profitto con la veste dell'agnello eco sostenibile.

Mi chiedo quindi, invece di chi votare quando e dove, cosa chiedere e quali siano i progetti che vogliamo votare, quali siano o possano essere le prospettive pratiche cui ambire. Perchè sarà nel momento in cui avremo una visione delle cose e dei progetti da proporre e con i quali ricostruire una identità forte
che saremo plausibili e ci potremo proporre come alternativa a questi efficientissimi individui i quali, non dovendo fare altro che stare attaccati a terra come pesanti serpenti, occupati a mangiare e basta, con gli occhi incollati al suolo, hanno molti meno problemi e contraddizioni di noi.

Ovviamente nel breve termine, ma del lungo termine credo importi solo ad un 10% dell'umanità. Sono quelli con il fegato ingrossato ed una eterna espressione di sofferenza.

Insomma, magari ripetendomi, mi chiedo quale possa essere il concetto di progresso cui ambire. cosa intendere oggi, qui, per progresso, come attuarlo, quale faccia abbia, quali ideali lo connotino. Quanto sia cambiato il concetto di progresso, cosa sia lecito aspettarci, chi e come possa plausibilmente porre delle strategie applicabili per dare le gambe a delle intenzioni, per quanto onorevoli, ma solo tali. Perchè è un bel parlare di ecologia, emigrazione, energia. Ma le persone cui noi dovremmo dare il voto e la delega a governarci, cosa potranno fare a fronte di problemi così globali, nel piccolo della nostra realtà inessenziale ?

Capisco che di fronte all'eversione fascista e populista di un governo Berlusconi a noi basti anche solo rientrare nell'alveo di una normalità onesta, ma basta questa aspirazione a creare un coagulo identitario su cui basare una opposizione vincente ?

O serve un'idea più grande, pur se reale e praticabile ?

Non è più tempo di utopie, lo capisco, siamo oramai cinici e pragmatici, nel sol dell'avvenire chi ci spera, oramai ? Ma se allo strapotere dell'egoismo intestinale di questi orribili dirigenti dobbiamo opporre qualcosa di vincente, mi chiedo se questo esista o se, visto che forse vivamo il dissolvimento di un occidente stanco ed in via di estinzione, oramai il concetto di progresso è appannaggio di quelle culture e di quelle economie emergenti, e noi ci dobbiamno rassegnare solamente ad una eutanasia meticcia. Sarà un volo pindarico ed inutile, il mio, ma sinceramente di seguire passo passo ogni rutto ed ogni bestemmia che la comunicazione di massa ci rovescia addosso ne ho abbastanza, e vorrei anche pensare ad orizzonti più ampi.

mercoledì 6 aprile 2011

Il nocciolo


Riflettevo su un fatto. A fronte di tutte le giustificazioni e le misure prese per allontanare dalle flaccide terga i vari uccelli paduli togati, si invoca, ottenendola, una sorta di complicità da parte di molta gente.

Questo mi fa pensare che sia diffusissimo il sentimento per il quale si condivide empaticamente la posizione di quello che fa la malefatta ma che ritiene di essere, in varia misura e per vari motivi, giustificabile, ma manca totalmente il punto di vista di chi il sopruso, la marachella, il torto, lo subisce. Nel senso che a me pare si parta dal presupposto condiviso che siamo tutti colpevoli di qualcosa e se il campione dei colpevoli fa ciò che può (e anche qualcosa che non può) per salvarsi, in fondo viene sentito come uno di noi, e viene giustificato. Non ci si mette nei panni di chi poi i diritti li ha negati ed è offeso.

Quando parlavo della necessità di fondare una identità di sinistra, progressista, pensavo appunto ad una identità fatta di quelle persone che ancora si sentono oneste e rispettose, quelle che, per capirsi, ai tempi del PCI si consideravano depositarie di quella moralità impersonata da persone come Enrico Berlinguer, figure con le quali si poteva o meno essere d'accordo, ma che meritavano il rispetto dovuto agli onesti.

L’annacquarsi successivo con profughi del Psi e della Dc, lo sbandamento ideale post-muro e l’aver scoperto anche nel proprio cesto qualche mela marcia ha fatto si che questa idea di sè scemasse o si dividesse in rivoli quali Rifondazione o gruppetti di più puri degli altri.

Molti, poi, si sono travasati dalla mistica del Partito contro il Potere alla mistica del Movimento contro i Ladri amici dei Terroni e dei Négher, diventando da trinariciuti rossi dei trinariciuti verdi.

Forse tutto questo è causa della massificazione sociale, della poltiglia piccolo-borghese, dell’appiattimento di gusti, desideri, linguaggi.
Certo che vedere quanto si sia infettato il senso dell’onestà, quanto mercimonio spicciolo mini l’equità dovuta, è estremamente deprimente e non so quanto e come ci potremo spurgare da questi liquami pervasivi.

I compagni perduti

La Lega vince in quanto tutela gli interessi bottegai e consola paure xenofobe, ma sopratutto dà un'identità a molta gente, transfughi di un'identità anche comunista, precendentemente.

Il PDL ha successo sia perchè tutela gli interessi di poteri forti e infrastrutture intrallazzone, sia perchè legittima e circoscrive una identità cosidetta piccolo borghese, fatta di conformismi, benaltrismi, qualunquismi pavidi e arroganti.

E la sinistra ? Esautorata per vari motivi dall'identità di opposizione, che la teneva incollata nonostante forze centrifughe di vario tipo (forze che si sono poi efficacemente concretizzate con le varie scissioni atomiche) adesso quale identità è in grado di proporre ?

La bontà o meno delle proposte, la visibilità sui mezzi di massa, la rispettabilità delle persone, sono tutti elementi sicuramente necessari, ma non sufficienti.
Si deve costruire, anche con un linguaggio diverso rispetto a quello berlusconiano, costruito su una grammatica televisiva, commerciale, articolata su verbi apparenti e non essenziali.

Una identità condivisibile, intrigante, che faccia sentire chi la condivide come parte di un macro organismo sociale soddisfacente, che moltiplichi virtuosamente quelli che sono i buoni concetti di sè che ognuno di noi ha.

Una identità che sia anche di opposizione, di contrapposizione, intimamente antiberlusconista; culturalmente antiberlusconiana, con una sua forma, una sua sintassi, un suo progetto sia pragnatico che utopico.

Come costruire questa identità, e con chi, è per me il vero lavoro che ci deve impegnare, tutti noi.

martedì 8 marzo 2011

Oggi, 8 marzo...


"Secondo i dati del World Economic Forum (2010) l’Italia al femminile è disastrosamente, tragicamente arretrata. Le donne italiane sono all’ 87esimo posto nel mondo per la partecipazione al lavoro retribuito; al 121esimo in fatto di eguaglianza retributiva; al 97esimo per la presenza in posti di responsabilità amministrativa e di comando; al 74esimo nel trattamento generale delle donne, dietro Vietnam. Colombia e Perù."

Io ci speravo, anni fa, che le donne potessero essere le protagoniste di una rinascita progressista. Non tanto per una ipotetica superiorità femminile, cui sinceramente non ho mai creduto (così come del resto non ho mai creduto ad una superiorità maschile), quanto per l'incazzatura derivante dalla sedimentazione di centinaia di anni di soprusi e per una acquisita coscienza dei propri diritti.

Invece sono anni, e tanti ormai, che vedo rientrare nell’alveo di un formalismo sessista gran parte dell’universo femminile. Le donne per prime accettano di essere incasellate in un certo modo.

Hanno ceduto a canoni estetici pre-rivoluzione sessuale, oggi siamo addirittura alla rivalutazione del meretricio come modo per fare carriera, o conquistare un posticino al sole.

Non si vede da nessuna parte un minimo accenno al boicottaggio di merce che usa ogni riferimento alla donna come veicolo sessuale di pulsioni mercantili.

Io speravo che ci avrebbero spazzati via come foglie morte, ma evidentemente noi maschietti siamo stati così abili nel propagandare l’immagine di un maschio in crisi, fragile, debole, sensibile, aduso anche lui alla depilazione, fisica e mentale, che almeno come immagine percepita sembra che così ridotto sia meno prevaricatore, minaccioso, violento, e non attaccati al mantenimento delle nostre prerogative, dei nostri privilegi.

Probabilmente sta vincendo la visione per cui, svuotati da ogni essenza, esistiamo socialmente solo rivestendo un ruolo apparente, come proiezione di ciò che si crede e si dice si debba essere.

Persa la concretezza sostanziale dell’avere idee, bisogni, desideri, affetti, viviamo la quotidianità in modo schizofrenico; una realtà di sottomissione depressa e abulica, ma con la testa in una realtà virtuale dove i ruoli sono quelli standardizzati da certa comunicazione di massa.

Quei ruoli che si esplicano perfettamente nella letteratura contemporanea, che è la pubblicità; uomini e donne profumati, o efficienti, spiritosi, intercambiabili, disinibiti, spigliati. Inesistenti.

Come dire, non c’è più la lotta dei sessi in quanto sono scomparsi i sessi, sostituiti da Barbie e Ken la cui libido si è orientata sul possedere qualcosa o qualcuno, invece che sull’essere insieme a.

Tutto passa, anche l’emancipazione femminile, attraverso quel cambiamento che ritengo necessario, culturale, linguistico, mentale, che è passare da questa sbornia di basso consumismo ad una concretezza non cinica ma lucida. Perchè a me preme, eccome, che le donne abbiano riconosciuti nei fatti i loro diritti, ma preme ancor di più che tutti noi si sia, a pieno titolo, delle persone compiute. A prescindere dal gamete.

Si deve, per non soccombere sotto tutti i punti di vista, tornare ad essere. Perchè secondo il vecchio dilemma, avere o essere, noi non solo non siamo più, ma nemmeno abbiamo qualcosa. E dobbiamo imparare a dirlo, a chiederlo, a ottenerlo.

martedì 1 marzo 2011

Piove sul bagnato ?


Leggo sul giornale l'ultima uscita di Ecclestone, patron della Formula 1 :

"Gran Premi noiosi ? Pioggia artificiale".

Giusto, al 38° giro i vostri tessuti scrotali sono già ad altezza rotule ? Le vostre ghiandole mammarie solleticano gli alluci ? Siete divenuti oramai tutt'uno con il divano ? Nessun problema, ci pensa zio Bernie.

Il genio ha pensato che un ottimo modo per movimentare la noia mortale dell'autopista Polystil sia quello per il quale, senza preavviso, si accende l'annaffiatore automatico alla curva mortale, così il bolide ci arriva bello tranquillo con le gomme slick e si frantuma sul guard rail, meglio ancora se qualche lamiera decapita qualche spettatore ignaro.

Allo studio altre variabili per rendere pimpanti gli altri GP:

Gran Premio di Pamplona. Se lo spettacolo langue, si fanno entrare in pista i famosi tori che inseguiranno le monoposto, causando dei simpatici testacoda che movimenteranno lo spettacolo internazionale.

Gran Premio di Ivrea. Una compagine di eporediesi si apposterà di nascosto in qualche chicane e, all'appropinquarsi dei piloti, cominceranno a bersagliarli fittamente di sugose arance, per vedere l'effetto che fa. Probabile anche lo sviluppo di un concorso a premi, con il vincitore che potrà sfogarsi anche lui a colpi di agrumi.

Gran premio di Baghdad. All'ennesimo giro di pista farà il suo ingresso una misteriosa macchina, tutta nera che, in caso di ammucchiata in curva, si farà esplodere vicina alle altre, dando una simpatica diradata ai concorrenti.

Gran Premio di Pechino. Durante lo svolgimento della gara, improvvisamente, da una porta nascosta, alcuni militari faranno attraversare la pista ad alcuni prigionieri politici bendati. Sarà cura dei militari aspettare che sopraggiunga qualcuno, altrimenti sarebbe una cosa priva di senso. Già previste alcune contestazioni da parte di organizzazioni umanitarie, rapidamente tacitate con il taglio di ogni collegamento internet.

Fran Premio di roncobilaccio. Alternativo all'itinerario autostradale normale, verrà attivato casualmente uno svincolo per autotreni, dirottandoli sul circuito della gara. I piloti si ritroveranno quindi imbottigliati in colonne di Tir bulgari, con un simpatico effetto controesodo. Grande la soddisfazione del pubblico, che finalmente vedrà quegli sboroni di piloti sottoposti anche loro al dramma dell'ingorgo.

Gran Premio di Arcore. Al primo pit-stop alcuni piloti verranno sostituiti da escort, veline, mignotte brasiliane assortite le quali, ovviamente, non saranno assolutamente in grado di condurre un mostro da diecimila cavalli. Le ripartenze saranno comicissime (previsti collegamenti con Paperissima) con gli alettoni che stroncheranno le gambe dei meccanici.

sabato 26 febbraio 2011

Palinsesto prossimo venturo

Con il ritorno del trucido Ferrara in Rai proseguono le mosse di contenimento allo strapotere culturale della sinistra; una sinistra predominante, con gli ascolti di un Tg3 che gode del traino… del traino… di che traino gode ? Boh, vabbè… e con tutti gli altri programmi campioni di share, sempre tutti su rai 3, Geo & Geo, un posto al sole...

La goccia che ha tatto traboccare il vaso dev'essere stato vedere il povero La Russa messo alla gogna con spietatezza dalle movenze infide e vellutate di Fazio.
Un vile agguato che deve aver fatto decidere l’altrimenti tiepido e moderato Berlusconi.

Ma non si fermerà a questo. Una volta messa in piedi la Duplice, l’uno-due Minzo-Ferrara, sono allo studio altre iniziative.

Si parla di un programma quotidiano su Rai2 che partirà subito dopo il Tg fino a mezzanotte, condotto dal vescovo di Grosseto, Mons. Babini, quello che denunciava come le accuse ai preti pedofili fossero una campagna sionista, o che affermava essere l’Islam “una giusta punizione del Signore davanti alla nostra ignavia di cristiani che non sappiamo difendere la nostra identità religiosa”, o anche che, a proposito degli omosessuali, affermava: “un argomento del quale mi fa ribrezzo parlare» definendo l’omosessualità “aberrante” e “un vizio contro natura".

La trasmissione si chiamerà “Torquemada” e si svolgerà come una seduta della Santa Inquisizione in diretta, con televoto.

Verranno selezionati alcuni eresiarchi, o supposte streghe o blasfemi assortiti. Lo studio sarà la minuziosa ricostruzione di un sotterraneo del convento della Santa Cruz di Segovia, dotato di tutte le macchine da tortura del passato, dalla gabbia facciale con topi vivi alla vergine di Norimberga o il torchio per slogare le braccia.

Nello spettacolare ambiente, che nulla avrà da invidiare ai plastici di Vespa, i concorrenti verranno sottoposti a stringenti interrogatori da part di una giuria di Vip, coadiuvata da autentici carnefici balcanici ed ex generali argentini (questi ultimi per un accordo con i telespettatori oriundi)e dovranno resistere quanto più possibile alle sollecitazioni fisiche prima di ammettere le loro colpe; ci sarà anche un meccanismo a parte, una sorta di bonus che potranno acquisire chiamando in correità reali o supposti loro complici o adepti, con collegamenti da studio e inviati speciali provvisti di staffili, ferri incandescenti e pinze assortite che partiranno con un simpatico furgoncino "memento mori" dipinto di nero e oro, per interrogatori lampo a casa dei denunciati.

Particolarmente accattivanti saranno le sedute nel confessionale, su sedie elettrificate od appesi al soffitto. Chi verrà eliminato dal televoto sarà eliminato a tutti gli effetti, con solo una possibilità data a disposizione per sfangarla ed essere rinchiuso a vita in un campo provvisorio di accoglienza, quella del giudizio di Dio.

Il concorrente infatti potrà, estrema chance, affrontare un suplizio a scelta : essere legato in un sacco con una macina da mulino e gettato in acqua (all’uopo verranno approntati tema di ripresa subacquei in HD, 3D dolby senssurround) oppure dovrà ingoiare piombo fuso e sopravvivere o, piece de resistence intramontabile, camminare a piedi nudi per 300 metri sui carboni ardenti, sorridendo e cantando canzoni di Apicella.

Altri progetti televisivi prevedono una versione di “Chi l’ha Visto” dove, grazie a delatori anonimi, si cercherà di rintracciare una volta il graffitaro che ha scritto brutte cose sul conto di Berlusconi, o chi, protetto vigliaccamente dalla folla, ha urlato male parole all’indirizzo del governo o anche più semplicemente gli abbonati a Repubblica, Espresso e Fatto Quotidiano.

Altra trasmissione in cantiere è “La storia la facciamo Noi”, dove salienti avvenimenti storici verranno rivisitati alla luce di una storiografia finalmente scissa dalla obsoleta visione marxista. David Irving , coadiuvato da giovani laureati in storia presso l’università di don Verzè (corsi lampo di soli 10 mesi)svelerà le origini stroriche dei protocolli dei savi di Sion, riportando alla realtà la loro fondatezza indubitabile; dimostrerà che non è vero che 6 milioni di ebrei sono morti nei campi di sterminio, solo che si erano nascosti per fare uno scherzino ai kapò ed ancora nessuno ha detto loro che la guerra è finita. Una versione allargata, diciamo, dei giapponesi nelle isolette del Pacifico.

Un'altra contro-inchiesta chiarirà i retroscena dell’avventura dei Mille, per svelare al pubblico quanto in realtà Garibaldi avesse promesso al cognato il restauro di un Baglio vicino Selinunte avuto in eredità da una anziana repubblicana di Nizza, ma le pratiche per lo sblocco dei lavori di rifacimento si erano arenate presso l'ufficio tecnico di Calatafimi, da cosa nasce cosa e alla finela situazione è sfuggita di mano, come si è visto.

Infine, per i patiti della scienza, non poteva mancare il controaltare a quella trasmissione relativista bolscevica condotta da quel nepotista di Piero Angela.

Giovanni Cacioppo, opportunamente rieducato per togliere quegli ultimi residui di coerenza scientifica, guiderà i telespettatori verso il lato buono della scienza, dimostrando dati alla mano quanto sia assurdo ancora oggi sostenere che noi uomini possiamo avere niente a che fare con delle stupide e viziose scimmie.
O quanto sia nell'evidenza di tutti che è il sole, che gira attorno alla testa, e non viceversa; fossimo noi , a girare, voleremmo via, no ? e poi, 'sta cosa che la terra è tonda, ma per piacere...

martedì 15 febbraio 2011

Prima di attraversare, guarda a destra e a sinistra.


Una persona che stimo molto, Paolo Raponi, ha scritto : "Non abbiamo di fronte avversari politici o di classe con cui valga la pena di discutere o di lottare per porre fine a privilegi e rivendicare diritti negati. Abbiamo di fronte autentici banditi. Bandito è il politico incompetente e corrotto, bandito è il genitore che non trova nulla di strano se una ragazzina si prostituisce ed anzi, se ne avesse l’occasione, incoraggerebbe la propria figlia a fare altrettanto, bandito è l’imprenditore che sfrutta le disgrazie altrui per fare quattrini, bandito è il fanatico razzista che scrive sui muri “.

Quindi, con i dirigenti non c’è dialogo perchè sono dei banditi puri, fascisti che coltivano la menzogna e la sopraffazione mediatica. Con l’elettorato nemmeno, perchè o sono consapevoli ma hanno interesse allo status quo o sono degli adoratori di muffa.

Se io fossi di destra, e non lo sono, e fossi una persona seria ed onesta, e lo sono, mi augurerei che il Caro Anomalo si levasse davvero di torno, in quanto è lui il tappo (in tutti i sensi) che blocca la formazione di una destra vera e seria in Italia e, per contrapposizione, anche una sinistra libera di esprimersi, non come adesso che sia per insipienza, sia per sua suddivisione atomica sia per oggettiva mancanza di spazio informatico, è il classico albero che cade nella foresta deserta.

Senza di lui si aprirà, spero, una radura, che si sarebbe dovuta aprire già nei primi anni ‘90 con l’emergere di una AN ripulita, un Pci riformista ed un centro liberale slegato sempre di più da mamma vaticana. L’unica domanda è che resterà quella predisposizione tutta nostra ad un deteriore populismo fascio-clericale, e questa energia, questa subcultura dovranno forzatamente incanalarsi da qualche parte.

Ho sinceramente paura della parte più retrograda e razzista e xenofoba che ora milita nella Lega, a nord, e in quella politica espressione della malavita organizzata, a sud. Anche se sicuramente quella del sud sarà prevalente, viste le maggiori risorse finanziarie che ha.

Insomma, anche qualora succedesse che il nano se ne va, attenzione, bisognerà tenere gli occhi aperti, per non ritrovarsi un giorno il clone di D’Alema che ci dice quanto Cosa Nostra, in fondo, sia una risorsa per il nostro paese.

Ci ho un rapporto.

Cerco di non entrare in un discorso complesso di cosa sia un rapporto adulto tra persone mature.

Con la mia donna l'intesa è mentale, fisica, umoristica. Se facciamo qualcosa assieme il piacere non è 1+1 ma 1x1000, discutiamo, ci si arricchisce reciprocamente, modelliamo la nostra vita sul nostro rapporto e vediamo il mondo in due.

Ma Silvio ? Che vita interiore ha ? Che concetto di bellezza ha ?

Ma come, un uomo ricco, potente, affascinante come lui, ci rendiamo conto di che sgallettate si circonda ? Due minuti, ma che dico, due secondi dopo l'amplesso, con una Ruby, ma che dici, di che parli ?

La riduzione della donna ad un astuccio penico e del sesso ad una minzione. Probabilmente soffre di tali e tanti complessi di inferiorità che non si ritiene all'altezza di una donna vera, sente che gli manca qualcosa. E compensa con una bulimia contabile questa sua inadeguatezza.

Non lascerà mai, non si dimetterà mai, perchè se fosse lasciato solo a sé stesso, obbligato a guardarsi nello specchio di una solitudine arida, non sopravviverebbe un minuto.

domenica 6 febbraio 2011

Another brick in the wall

Continua da parte del Palazzinarus Maximus il ricorso alla ripresa dell'edilizia come volano dell'economia.

C'è chi si lamenta, infatti, che sistema edile langue. Che languisca a me non fa altro che piacere. Questo paese sta delegando al mattone, ovvero il grado zero di ogni sapienza, la propria rinascita.

E’ stato utile nel dopoguerra, quando l’Italia era distrutta, ma oggi dovremmo puntare ad altro.

Non serve un paese evoluto, per tirare su case, sopratutto se poi le nostre le tiriamo su con la sabbia di mare e poco cemento. Oltretutto costruire immobilizza capitali; siam pieni di case invendute, nessuno ha i soldi per comprarle, le banche non danno più i mutui al 110% del valore dell'immobile. E contemporaneamente sacrifichiamo territorio, esponendoci sempre più a frane, alluvioni, morti, macerie.

Dovremmo costruire tecnologia, turismo di altissimo livello, terziario avanzato, e invece siamo ancora a fare arrampicare dei manovali su impalcature insicure, importando manodopera di basso profilo da quei paesi che vengono poi segnalati dai pavidi come fucine di grassatori, violentatori, ladri matricolati.

Schiavi perennemente ricattati, regolarizzati solo quando giacciono in una pozza di sangue, angeli caduti dal sesto piano.

Schiavi che mescolano il loro sangue in quella terra movimentata dalle cosche, in quel cemento venduto dalle cosche. Vogliamo costruire ? Venite qua, vi faccio vedere decine di aeree dismesse da ricostruire, per mantenere a volumetria zero l’aumento delle aree fabbricate.

Ma certo per fare questo ci vuole intelligenza, ci vuole un amministratore che pianifichi con saggezza, che sappia amalgamare con ciò che c’è intorno, magari antico di secoli. E’ molto più comodo cambiare destinazione a qualche ettaro, far fare nuove cattedrali nel deserto, isole perdute nel nulla, fortini senza servizi.

Il mattone, per noi, sta diventando un peso al collo e basta.

lunedì 24 gennaio 2011

Non vedo, non sento, non parlo.



La trasmissione "In 1/2h" di ieri è stata la sagra dell'omissis e del nente sacciu, nente vidi.

Fede ripeteva le giaculatorie non ostante il pitbull Annunziata, col sorriso carnivoro, continuasse ad azzannare l'osso. Ma il Fede, reso oleoso da anni ed anni democristiani, si è reso invisibile come una pallina da roulette e parlando parlando non ha detto niente. Si vede che l'hanno briffato ben bene, conoscendo le sue doti di gaffeur. "Tu ripeti che erano serate ai limiti della tombolata, non dire niente di più chè se scaxxi ti mandiamo sul satellite davvero. Ma non le frequenze, tu tutto intero e senza nemmeno un dado, un mazzo di carte, un calendario porno."

Poi è stato il turno della d'Addario, la Eva primigenia delle escort la quale, evidentemente, deve avere dei conti in sospeso da esigere, anch'essa ha detto e non detto, alluso, accennato, ma niente che resti nero su bianco in caso di futura contestazione.

Insomma, tutti hanno imparato a bestemmiare con la mano sulla bocca, perchè grande è la confusione sotto il cielo, e non si sa domani la migrazione di uccelli paduli da che parte arriverà.

domenica 23 gennaio 2011

Paradisi artificiali



Io le trovo due notizie molto interessanti.

Cancelli, mura di cinta e telecamere - Le città con il ponte levatoio

Viaggio tra le ville di Vione, comunità lombarda chiusa al mondo da un muro di cinta e sorvegliata dalle telecamere ventiquattr'ore su ventiquattro. Qui entrano solo i residenti che pagano a peso d'oro la garanzia di sicurezza per sé e per la propria famiglia
di JENNER MELETTI BASIGLIO (MILANO)
- Sembra lontano, il mondo degli altri. È là in fondo, oltre il muro di cinta, oltre la nebbia. Questo è "un luogo magico e nascosto", un rifugio scelto da chi vuole "cambiare vita e proteggere i propri figli". Piazza del Duomo è appena a quindici chilometri, ma sembra in un altro continente. "Qui ci sono sicurezza assoluta, tranquillità, silenzio", dice Stefano Fierro, che cura la vendita di 146 case e appartamenti in questa cascina Vione, gated community - ovvero comunità chiusa da cancelli - sulla strada che porta a Pavia. "Ci sarà vigilanza armata, ci saranno telecamere sul muro di cinta e sensori elettronici antintrusione. Potranno entrare solo i residenti e gli ospiti dei residenti, dopo l'identificazione".

Stanno nascendo anche in Italia, le città blindate. Vione aprirà il Primo Maggio, con la consegna delle chiavi di casa (elettroniche) a medici, avvocati, manager, impresari... Età compresa fra i 35 ed i 50 anni, tutti con famiglia, quasi tutti con bambini. Spenderanno almeno 4.200 euro al metro quadro per appartamenti che vanno dagli 80 ai 250-300 metri quadri.

Dovranno poi pagare forti spese "condominiali" per vigilanti, giardinieri, custodi. Le vendite vanno bene perché "Vione - è scritto nel sito che propone l'investimento - non è solo un luogo ma un modo di pensare e di vivere". Le promesse sono impegnative. "Si potrà, come una volta, vivere tranquilli
lasciando aperta la porta di casa". "Potrai passeggiare come faresti a Portofino o Capri, ma senza il turismo".
Oltre a quelli privati, ci sarà anche un grande giardino storico, del '700". Pollai, stalle e case dei braccianti sono già diventati appartamenti di lusso, appena meno prestigiosi di quelli ricavati nella villa padronale. Chi arriva qui - lo ha ripetuto cento volte prima di firmare il rogito - ha chiesto prima di tutto la sicurezza e ha avuto risposte esaurienti. Non saranno tenuti lontano solo ladri o rapinatori ma anche gli "indesiderati". "In città - annuncia la pubblicità della cascina - ci sono traffico, inquinamento, aggressività, violenza e soprattutto troppe persone con origini e abitudini diverse". Qui non rischi di trovarti accanto il migrante che cucina con aglio e zenzero. "Verranno ad abitare qui persone con background culturale e lavorativo comune, ci sarà quel buon vicinato ormai perduto in città". L'asticella del reddito è posta ben in alto: chi vuole mettersi sopra il capo un tetto con antiche travi a vista deve infatti ripagare un investimento di almeno 60 milioni di euro per un "condominio" di circa 500 abitanti.
La strada provinciale che passava qui accanto è stata spostata: il rumore delle auto - il residente si infila in garage sotterranei poi si presenta a piedi davanti ai guardiani - non deve ricordare che fuori esiste una vita meno patinata. "Per quanto possa essere stata dura la tua giornata, quando sarai a casa nessuno ti disturberà e il resto del mondo resterà fuori dalla tua vita".

Misterioso delitto a "Cartoonia" l'ex città felice della Disney

Celebration, in Florida, costruita dal colosso del cinema 14 anni fa era considerata la meta ideale per vivere. Ora è sconvolta dalla criminalità
di KIM SEVERSON

CELEBRATION (Florida) - Non bastava l'omicidio nel giorno del Ringraziamento a sconvolgere la cittadina progettata dalla Disney. Ora arrivano anche i blindati e le teste di cuoio. In questa comunità realizzata 14 anni fa dalla Walt Disney Co. e sbandierata come la città più felice della terra (e che in effetti finora era rimasta quasi completamente immune dalle conflittualità urbane), due crimini importanti in meno di una settimana fanno apparire meno festosa perfino la neve finta che ogni sera, allo scoccare di ogni ora, ricopre la piazza del paese.

Nella tarda serata di giovedì scorso gli uomini dello sceriffo hanno bloccato diversi isolati di questa cittadina neotradizionale di 10.000 abitanti circondata da chilometri di recinzioni bianche, per cercare di convincere un uomo disperato, e forse armato, a uscire dalla sua abitazione. In precedenza era stata chiusa la scuola vicino alla piazza del paese. Il brusio degli elicotteri ha interrotto le passeggiate in carrozzella. Perfino il cocktail party natalizio al campo da golf è stato annullato.

Ma la drammatica situazione (che un vice sceriffo ha descritto come una lite familiare che vede implicato un padre di famiglia che ha perso il lavoro ed è stato lasciato dalla moglie) non è la cosa più grave successa a Celebration. In un momento ancora imprecisato nel corso del weekend del Ringraziamento è stato assassinato il cinquantottenne Matteo Patrick Giovanditto. Alcuni vicini, preoccupati perché non lo vedevano, sono entrati nel
suo appartamento al piano terra, a un isolato di distanza dalla pista per il pattinaggio su ghiaccio nella piazza del paese, trovandolo, secondo il racconto della polizia, riverso a terra e con sopra una coperta. Gli agenti hanno poi ritrovato la sua Corvette nera in una cittadina vicina, ma al momento non hanno ancora arrestato nessuno. Agli abitanti di Celebration è stato assicurato che non c'è nulla da temere. "Hanno trovato indizi molto importanti", ha detto una portavoce dello sceriffo, Twis Lizasuain. "Non abbiamo ancora comunicato le nostre scoperte, ma il ritrovamento del veicolo è stato una svolta importante".

Il primo omicidio nella cittadina modello è sulla bocca di tutti qui a Celebration, ma non per tutti è stata una sorpresa. Il mondo sta cambiando, ammettono gli abitanti. Ma resta il fatto che il delitto incrina l'immagine di questa comunità a 10 minuti di macchina dal parco di divertimenti Disney World; è una frattura impossibile da ignorare, specialmente con quest'altro episodio spiacevole avvenuto subito dopo. "È come Manhattan!", dice Vince Cassaro, trasferitosi qui dal Connecticut. E lui lo sa bene, dato che ha lavorato a New York City prima di stabilirsi qui con la famiglia, 12 anni fa.

Gli abitanti di Celebration avevano mai visto i reparti speciali della polizia in città prima d'ora? "Magari per i boy scout quando fanno una dimostrazione, ma altrimenti mai", dice Jeffrey Ewing, un residente della cittadina, che ha dovuto interrompere i lavori di ristrutturazione in una casa inclusa nell'area che la polizia ha dichiarato off-limits. Non è l'unico indizio della fine della tranquillità a Celebration. Ci sono stati altri reati in passato, anche se meno gravi. Nel 1998, un rapinatore che sosteneva di essere armato minacciò una famiglia e la derubò in casa loro. È stato il primo reato violento registrato nell'area. Anche la situazione economica ha tolto un po' di smalto alla cittadina. Il giorno del Ringraziamento, il cinema, che trasmetteva orgogliosamente la sua bella quota di film Disney, ha chiuso. E tutti sperano che i prezzi delle case la smettano di scendere. Nel momento del picco, una casa qui si vendeva mediamente per un milione di dollari. Ora, le danno via a metà di quella cifra.

Per i turisti che vengono ad ammirare sbalorditi la famosa cittadina perfetta, l'omicidio è solo un elemento di interesse in più. Beth Guskay è venuta qui in macchina giovedì da Lakeland, in Florida, insieme alla figlia e alla nipote per fare compere e fermarsi a mangiare in un ristorante di sushi che adorano. "Io dico che è come il quartiere del famoso romanzo La fabbrica delle mogli. Appena arrivi qui ti si accappona la pelle", dice. "Secondo me è fatto per quelli che pensano che non gli succederà mai niente di male". Non è proprio così, dicono i residenti. Le cose brutte succedono dappertutto. Ma un omicidio e un assedio della polizia nel giro della stessa settimana è un po' troppo. "È una crepa nelle fondamenta, mettiamola così", dice Jim Zimmer, che, insieme a sua moglie, ha una casa anche ad Atlanta. Si sforza di sminuire l'importanza dell'omicidio, anche se vediamo un agente con il fucile in mano rimandare in casa una donna che cercava di prendere la sua auto. "Se vogliamo che le nostre case non perdano valore", dice, "l'illusione è indispensabile".

martedì 18 gennaio 2011

Era uno dei peggiori bar di Caracas


Quella sera andava in scena lo spettacolo " the italian president". Sul palco si trascinò, grottesca maschea di cera, oramai novantacinquenne, la larva sfatta di quello che una volta si era definito il miglior governante degli ultimi secoli....... Accompagnato dalla sua partner, un relitto di puttanone di una antica trasmissione televisiva, si esibiva nei peggiori lupanari in un triste quanto scricchiolante spettacolo di arte varia, culminante in un amplesso meccanico dove sfoderava un repertorio di falli finti. Con le sopracciglia arcuate e disegnate, la bocca oscenamente pittata di rossetto, in un liso caraceni a doppio petto ornato qua è la di rimasugli Swarowsky. Alla deriva dopo che i figli, sulle cui teste aveva giurato una volta di troppo, lo avevano interdetto, facendo incetta di ogni suo avere e possedimento, noto o ignoto al fisco, si era ridotto a sfruttare quela che oramai nel mondo era l'unica ragione per cui si ricordavano di lui. Dopo un esordio quale "italian stallion", a causa di una citazione per danni subita da Sylvester Stallone, aveva dovuto cercare un nome nuovo per lo spettacolo. Ed ora, dannato dai cyber-impianti ad una lunga vecchiaia crepuscolare, rinnegato dai suoi antichi protettori e sodali di bagordi, conduceva una vita di stenti ed umiliazioni, esposto ai lazzi multlingue dei paesi che attraversava, nomade e ramingo, con un solo album di foto come memoria delle passate glorie. Lui con Putin, lui con Obama, con Bush, vestito da soldato, lui che faceva e corna, cucù alla Merkel. La lingua di bondi, mummificata e fissata con lo scotch sulla pagina. Le volte che nella penombra dei camerini polverosi si fermava a scorrere le pagine, una lacrima pareva scorrere sulla sua guancia. Ma era solo la colla del parrucchino, che si scioglieva.