sabato 15 giugno 2013
Risorse umane.
"Ma mai nessuno che la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato??????? Vergogna!".
Bene. Questa la frase incriminata. Detta da una donna, di una donna. Ma non importa, parliamo di teste, di persone, di esseri umani. Questa persona ha scritto questo. Non lo ha detto d'impeto, forzata, provocata, spintonata. Lo ha scritto e tutti noi qui sappiamo che quando scriviamo abbiamo tempo di riflettere, sceglier ele parole, ragionare, costruire la frase nel modo più chiaro eccetera. Non è un flusso di coscienza. E questo lei ha scritto. Padronissima. Ma poi ha detto che era una battuta. Ahia. Pessimo sense of humour, madame. Questa non solo non è una battuta, ma non lo sembra nemmeno. Non è scritta, come una battuta. Non si legge, come una battuta. Non si intende, come una battuta. Non è costruita come una battuta. E' una invettiva. Con esortazione finale. E' un augurio, una provocazione, uno sfogo. Ma non è una battuta, per cui non cerchi di prenderci per il culo. Potrà prendere per il culo i suoi elettori, probabilissimo, ma noi no, non ci può prendere per il culo. No. Quindi mi scusi, ma è proprio una reazione infantile, da bambina presa con le zampine nella marmellata, inesperta, incapace, impreparata a spiegare la realtà. Capace solo di inventarsi la giustificazione come davanti al maestro, bimbetta immatura e stupida. Beh, sappia, signora, che se capitasse a me, di dire qualcosa anche sull'onda dell'emotività, me ne renderei responsabile. Quello che ha scritto, signora, è l'espressione chiarissima di un modo di pensare, di idee che sono sedimentate nella sua testa, sono cartelli grossi come una casa che indicano quali siano i suoi pensieri, le sue opinioni. E quindi, cara signora, la cosa più meschina, riprovevole e ributtante non è che lei tali stronzate le dica e le scriva e le pensi, ma che non abbia nemmeno il coraggio di difenderle. Cosa che la squalifica totalmente al livello di monella deficiente, totalmente incapace di avere non solo delle idee adulte, ma nemmeno la spina dorsale, la coerenza ed il coraggio delle proprie opinioni, quali che siano. E', in sintesi, una emerita cialtrona, perfetta rappresentante, purtroppo, di una bella fetta di opinione pubblica. Quella vox populi che purtroppo tanto peso e tanta considerazione ancora mantiene.
Mancano i rivoluzionari, per fare la rivoluzione
Sai, lettore caro, qual è la cosa più triste ? Non Grillo e i vaffanculo, non Casaleggio ed i deliri apocalittici, no, nemmeno la washball o le scie chimiche. La tristezza viene dal fatto che, indipendentemente da come, si era aperta una finestra tramite la quale potevano arrivare alla politica delle persone sane, fuori dai meccanismi partitici, la cosiddetta società civile. Bene, abbiamo visto che gente è arrivata, dei nessuno che balbettano, dei Crimi che a leggerli cascano le palle per terra, incapaci di un qualsiasi linguaggio nuovo se non una predilezione per l'invettiva sterile e vuota che non porta a nessun dialogo, a nessuna sintesi di interessi diversi ma crea solo muri. Sono arrivati alla politica i perfetti rappresentanti di una popolazione di analfabeti civili e letterari, quelli che soffrono di deficit di attenzione, pasturati a tv berlusconiana, incapaci di qualsiasi capacità creativa, innovativa, che scambiano un infantile o, al massimo, adolescenziale no ribelle per una capacità dialettica, un pesticciare i piedi come una grammatica plitica. Questa, è la cosa che deprime, la constatazione che non ci sono alternative plausibili, che non abbiamo né una classe dirigente né qualcuno che la possa sostituire.
mercoledì 29 maggio 2013
La grande bellezza
Allora, il film sicuramente val e la pensa di essere visto.
Impressioni sparse.
L'inizio mette il timore che sia una serie di fotografie ben legate assieme. In effetti il regista ci tiene a farci vedere che belle foto fa, e questo viene fuori per tutto il film. COmplice Roma, certamente, ma si sa che fare foto non è semplice e a lui riesce molto bene.
Altra impressione.
Si fa vedere un mondo molto attinente a quello che, oggi, è il corrispondente dell'olimpo dei greci. Gli dei, i mondani, la gente che conta, comunque coi soldi. La vita reale in questo film non la vediamo, per cui potremmo anche considerarla una metafora, un sogno, qualcosa di irreale, e ci può stare. Sensazioni. Disagio, spesso. Il disagio di una persona che cammina tra due abissi.
Da una parte l'abisso di una città bellissima, immortale ma immota, sterile, viva di una morte fossile, stellare, gelida, oscura di marmi e palazzi nonostante il sole. Una città che se con Fellini (i paragoni sono inevitabili, checchè se ne dica) era eterna ma viva ed accompagnava i protagonisti come una nobile vecchia signora caciarona e amichevole, qui assiste alle vicende umane con un occhio immobile e indifferente, una quinta affascinante. L'altro abisso è quello di questa umanità affaccendata a non morire, fatiscente, botulinizzata, che si illude di esistere e di divertirsi, una umanità crepuscolare, fine impero.
E l'unico modo che pare sia possibile per sopravvivere a questi due abissi è la consapevolezza cinica e profonda di non contare un cazzo, di vivere nel nulla, un nulla forse indescrivibile, come dice Jep, ma che è rumoroso ed alla fine riempie gli spazi di un nulla forse interiore. Si fa surf, insomma, sulle onde barocche e stantìe di una festa continua, di un chiacchiericcio inevitabile e inesauribile, dove le morti, quelle vere, punteggiano con la loro sostanziale insensatezza il racconto.
Ci sono pezzi veramente notevoli. Ricordo la frase del gestore del night : "io mi ascolto, quando parlo". Bellissima. Belle facce, una Serena Grandi sfatta come un Jabba the Hut che veleggia nella palude. Una sorprendente Ferilli, va detto. In senso positivo. Ci sta tutta, è quasi sobria.
Servillo bravo, come sempre, anche se quel sorrisino fisso alla fine un po' irrita... un film insomma che non so quanto voglia raccontare la contemporaneità ma se così fosse contribuisce ad una depressione cosmica, senza redenzione. Jep alla fine scopre il rimpianto, non capire perchè l'unico vero amore gli sia sfuggito, lo abbia lasciato, lui arbiter pettegolezzorum, re dei mondani, silversurfer dei brutti flutti umani. Forse era lei, la mondana, la dea selene che si sottrae, e non lui. Lei era la sua anima, perduta in una indaffarata perdita di tempo. Lucida, consapevole, ma inerte e sterile.
sabato 18 maggio 2013
I nomi hanno radici.
Cercando l'orario dei treni per andare da Prato a Colle val d'Elsa (e non trovandone, oltretutto, visto che probabilmente a Colle val d'Elsa il treno NON arriva) mi son perso tra i meandri della rete, incuriosito da un nome affatto nuovo, inaudito, Semifonte.
Visto che la toscana, e sopratutto la zona compresa tra Firenze e Siena, me la sono girata in lungo ed in largo, questo nome a me totalmente nuovo mi ha incuriosito e sono andato a leggerne, ovviamente su wikipedia.
Mi sono improvvisamente trovato immerso nelle cronache del XII° secolo, in piena lotta tra comuni e imperatori. Firenze contro Siena, Poggibonsi, San Gimignano, Marcialla, Certaldo, Empoli, castelli edificati e distrutti, assedi, accordi, tradimenti, via Francigena, i conti Alberti, i conti Guidi, abati, abbazie, messi papali. Una sedimentazione di fatti incredibile, in pochi, pochissimi anni ed in un mondo, rispetto al nostro, molto poco popolato. Tant'è che veniva stimolata una sorta di emigrazione interna per favorire lo sviluppo di nuovi insediamenti.
Che c'è di nuovo, direte ? Niente, solo l'ennesima constatazione, l'ennesima annunciata epifania di quanto sia profondo l'humus storico che calpestiamo e quanto incredibilmente condizioni la percezione di spazio, di movimento.
Perchè mi son sempre chiesto che rapporto potessero avere, per esempio, con il territorio quelli che, per dire, avevano colonizzato nuovi mondi, tipo l'america. Essersi trovato su una superficie piana, senza radici, allettante solo per lo spazio che offriva, e le risorse, e la libertà. Ma senza una sua identità, un piano inclinato che altro non indicava che una direzione da seguire, una espansione, e quanto questa espansione, dimostratati poi così importante e fondamentale per i secoli futuri, non abbia poi dato una impronta al concetto stesso di progresso, evoluzione, intesi alla fine come aumento bulimico delle cose e come questa cultura prediligesse l'estensione piuttosto che la profondità.
Quella profondità per capire la quale, ed io mi sono perso in pochi decenni della storia di pochi chilometri quadrati di Toscana, è necessaria tanta attenzione, tanto studio; cose che questa evoluzione culturale ed economica non permettono, vista l'estensione globale che è stata raggiunta e che non consente approfondimento per propria strutturale conformazione. O si conosce BENE qualcosa di PICCOLO o si conosce SUPERFICIALMENTE qualcosa di ENORME. Le due cose insieme sono impossibili.
E poi penso a quanto spostarsi in un territorio così denso comporti problemi di identità, quanto ci si debba adattare mentalmente anche per fare solo pochi chilometri, mentre per farne migliaia, altrove, non si soffre di sradicamento, sentendosi leggeri e, più o meno, identici ovunque. E quanto anche questo possa influenzare la percezione del resto del mondo, quanto possa influenzare la politica estera.
E infine quanto questo territorio sia un potenziale ineludibile per la costruzione di noi stessi, e quanto forte anche se inavvertito sia il legame che ci unisce, e quanto poco si possa essere disposti a spartirlo con altri, meritevoli solo di essere nati qui, per caso, e quanto questo punto di vista sia forse sbagliato, certo, ma che è altrettanto potente e di difficile modificazione.
La realtà, percepita oggi in modo così contemporaneo, istantaneo, orizzontale, non può prescindere anche da sentimenti così arcaici, oggi forse meno avvertiti, distratti da tempi più veloci e prospettive anche artificialmente estese, ma che riemergono casualmente, traditori e possenti, al semplice scorrere di poche righe su Semifonte, provincia di Wikipedia.
Lo potatura intelligente
Voi non capite. Voi date addosso a quella santa. Voi date retta al solito Veronesi. Voi parlate di prevenzione, ironizzate. Voi non capite. Non riuscite a cogliere quanto RIVOLUZIONARIO possa essere quello che dice la Jolie. Ma vi rendete conto COSA POTREBBE SUCCEDERE se riuscissimo a far passare nel gossip GIUSTO, perchè arrivi alle orecchie GIUSTE un concetto del genere assieme ad una tambureggiante campagna sui rischi del cancro AL CERVELLO ???? Ma VI RENDETE CONTO di che ARMA abbiamo in mano ???
No future ?
Grande è la crisi del Pd. E' vero, non è possibile negarlo. Ma non è una crisi semplice, è una crisi articolata.
Intanto diciamo che il primo elemento di crisi è la mancata amalgama delle varie anime del partito. Quella mancata amalgama che è diventata evidente nella mancata elezione di Prodi a capo dello stato. Mi fan ridere quelli che chiedevano un voto per Rodotà, come se 4800 clic sul mouse e 100 persone davanti a palazzo Chigi potessero essere scambiate per un plebiscitarismo tutto da dimostrare. A parte il baccano mediatico, Rodotà non sarebbe mai passato e, sopratutto, questo non avrebbe certamente aperto a nessuna collaborazione, cooperazione, inciucio, compromesso, tavolo di lavoro o chiamatelo come vi pare con il signor No del Movimento 5 Stelle. Fanculo, siete morti, arrendetevi.
Dai, su, chi ci poteva credere ad una colomba con gli occhiali scuri, il baffetto bulgaro e il coltello stretto tra le zampette ?? Quindi, nessun futuro per Rodotà.
Punto.
Ma ritorniamo a bomba. Il PD come un mostro di Frankenstein i cui pezzi litigano; chi tende al centro, chi tende a SeL, chi tende a fare del PD quello che sarebbe dovuto essere, ma non è diventato. Divisioni sostanziali e nemmeno circoscritte a queste anime, ma come scissioni subatomiche anche al loro interno; malattia connaturata alla sinistra, dividersi, accapigliarsi, darsi le coltellate nella schiena.
Altro problema del PD il fatto che, sostanzialmente, questo paese NON E' di sinistra. E' un paese che soffre l'incultura clericale di millenni, che non legge, non si informa, ha un approccio fideistico e mistico alla conoscenza, non ha sviluppato nessuna coscienza critica, civile, nessuna responsabilità.
Pasturata a perdono con poca penitenza l'italia non ha mai sviluppato il concetto di intransigenza morale per i comportamenti illeciti ma solo, e nemmeno tanto, per quelli legati ad una morale spicciola. Qua se ne rendeva conto Pasolini, parlando di qualcuno che in tempi di spensieratezza democristiana aveva le idee chiare, ma nessuno recepiva il messaggio. Com'è possibile, direte voi ? Semplice, considerando che come oggi la gente si rincoglionisce con gli amici di Maria, le partite in tv ed i cellulari, allora si rincoglioniva con Franco e Ciccio, le partite alla radio e i fotoromanzi.
Un paese senza memoria, senza coscienza critica, infestato di piccoli illeciti il cui sbocco è il grande illecito Silvio Berlusconi, come si può pensare sia maggioritariamente di sinistra ? No, dico, ma vi pare possibile ?
E veniamo ad un ultimo punto critico del PD, quello che è sulla bocca di tutti. Che è anche in parte vero, sia chiaro.
Il PD non è in grado di intercettare il pensiero della ggente, la piazza, la pancia.
E' vero. Ma siamo sicuri che farlo sia la cosa giusta da fare ? Voglio dire, il consenso, l'intercettare i borborigmi del popolino riesce bene se sei un populista e demagogo. Vogliamo diventare populisti e demagoghi ?
Ma non solo, quello che la piazza pensa e i rutti che ne conseguono, rendiamocene conto, non sono i pensieri di una società civile sana ed evoluta, sono i pensieri creati da 30 e passa anni di cultura berlusconiana, di massmedia malati, consumismo spericolato; tutto il peggio che del berlusconismo, come epilogo malsano del peggior consumismo televisivo che possiamo immaginare.
Ed ecco apparire Renzi, uno che parla berlusconese e potrebbe, ipoteticamente, intercettare questa ggente. Ma a quale prezzo ? Accettare la grammatica e la sintassi del berlusconismo, anche se con un ipotetico fine più "pulito" ?
Il consenso di massa, oramai, passa attraverso il mipiacismo feisbukkiano, un tanto al chilo, una indicazione di massima, una maggioranza muta e cieca, un semplice numero che pesa, un sondaggio a senso unico. Dov'è la democrazia, in tutto questo ? Dov'è il confronto, il compromesso, la comprensione delle ragioni altrui ? Non esiste una minoranza legittima, è afona, se non è maggioranza non ha diritti. Verrà spazzata via.
Inseguire il consenso intercettando quindi sentimenti che di progressista hanno poco, a me non piace molto. Ci vorrebbe qualcosa d'altro. Dovremmo innanzitutto capire, invece di seguire vuote formule, cosa davvero è possibile sia oggi, in italia, un partito di sinistra, progressista. Quali siano le idee che incarna, quali interessi può rappresentare, quale pedagogia può sviluppare. Si, perchè una pedagogia ci vuole, non è possibile che un partito complesso sia il risultato di una spremitura a caldo di pulsioni estemporanee. Ci vogliono idee, linguaggi, visioni plausibili da proporre, soluzioni.
Tutti si sciacquano la bocca su solidarietà, scuola, diritti, salari minimi, ma tutti senza dire nulla su COME fare certe cose, su dove andare a pescare i soldi. Che non ci sono. Fino a ieri tutti sdraiati sulla linea dell'austerity, salvo scoprire che deprimeva i consumi. Ma va ? Oggi, come vagoncini ubbidienti dietro la locomotiva Merkel, accogliamo il dubbio che un frullato di rape disidratate fa poco per investire e risorgere, così come la stretta alle industrie non genera una più intelligente amministrazione delle risorse ed uno stimolo alla ricerca e all innovazione, ma porta solo a licenziamenti, casse integrazioni e similia, tutti altri pesi scaricati sulle spalle della collettività.
Manca del tutto, quindi, la capacità di agglomerare attorno a poche e condivisibili cose la parte sana ed intelligente dell'elettorato che porterebbe con sé, anche solo per emulazione, la parte amorfa. I delinquentelli e i malsani no, si sa dove rimarrebbero. Per loro ci potrebbe solo essere una gestione meno permissiva della giustizia, una seria e pervicace azione di controllo ed esazione con pene certe e leggi senza scappatoie. Hai detto nulla. Ma quello è ciò che sarebbe necessario.
Dobbiamo quindi interrogarci a fondo su cosa potrebbe essere detto che sia al di fuori della logica pro-anti berlusconismo, fuori da linguaggi velleitariamente ribellisti e sostanzialmente autoassolutori, visto che le colpe son sempre degli altri, le mamme troie son sempre degli altri.
A me di idee ne vengono poche, molte prevedono un cambio radicale a cominciare dai codici di procedura civile, penale ed amministrativa; cambi che dovrebbero essere fatti proprio da coloro che sguazzano nell'indeterminatezza legislativa eletti da chi dalla stessa trae profitti, guarentigie, privilegi.
Per cui non credo che nuovi congressi, nuovi segretari, nuovi caudilli potranno levare dalle peste la sinistra e, con lei, il paese, visto che non ho sentito NESSUNO affrontare al di fuori di vacue formulette insensate in politichese arcaico la questione veramente vecchia del "che fare".
lunedì 8 ottobre 2012
Leggere il giornale è sempre interessante, ma l'era di Internet ha aperto le porte ad una partecipazione di massa ai commenti. Una volta c'erano le lettere al direttore, oggi con le rubriche on line ci sono i commentatori aficionados che, leggendosi sullo stesso medium dove sono riportati articoli di famosi elzeviristi , si cullano nell'illusione che anche i loro scritti abbiano pari dignità e peso di qeulli di uno Scalfari, di un Bocca, di un Diamanti. Ma così non è e lo sproloquio delirante inonda il web.
Questo può essere utile come fenomeno socio-politico, per vedere quali idee bislacche si stiano formando e diventino mainstream. Ne ho letto giusto adesso uno che, lo ammetto, non sono riuscito a concludere, fermandomi alle prime righe e scorrendo le altre. Nota bene, è un commento relativo ad un articolo che parla della tardiva e sospetta decisione del CSM di esaminare le bozze del decreto anticorruzione.
Vi lascio alla lettura del pippardone che è illuminante di un diffuso modo di pensare che, ahimè, condivide al mia teorica posizione alla sinistra dell'emiciclo. Anche se qui sinistra e destra sono relative. Il commentatore è di fuori come le terrazze. Ma è interessante la tessitura logica che parte da affermazioni apodittiche e poi, paralogicamente ne trae conclusioni affatto balzane. Per dire che oggi i cattivi maestri sarebbero inutili, a sparare cazzate la gente ci arriva, e bene, da sola.
A leggere bene il tono, colgo degli accenti da Complotto Pangalattico degno di un Simonini creatore dei Protocolli.
"Cari amici,il governo spacciato per salva Italia è solo un piano Diabolico preparato con Maestria divina dai Grandi Maestri per salvare il sistema collaudato degli affari della famiglia politica,ed è per questo che hanno taroccato le elezioni Piemontesi(piccolo esempio)e continuano a taroccarle,basta vedere il grande spettacolo che fa la finta sinistra per mantenere in piedi la Casta.Inoltre,è da vent’anni che le massime cariche Istituzionali ci prendono in giro con grandi spoettacoli come quello del Processo contro Andreotti,fatto durare appositamente oltre 10 anni che ha portato alla denigrazione dei Magistrati che osavano indagare negli affari dei politici con ……Ricordiamoci tutte le strgi e trucidazioni dei magistrati che avevano osato indagare negli affari dei politici con …..Ebbene cos hanno fatto tutti i governi della seconda Repubblica?Hanno mantenuto e imposto il segreto di Stato affinchè non emergesse la verità,anzi hanno strumentalizzato le stragi e le Trucidazioni per farsi vedere agli anniversari in prima fila davanti alle telecamere,recitando i soliti discorsi e editti.
Spero che il popolo adesso capisca il perchè in Piemonte i politicanti dell’ammucchiata hanno taroccato le elezioni,confermandoci che la politica serve solo per fare gli affari di famiglia ed eseguire gli ordini dei nostri padroni Americani Vaticano Israele Regno Unito.Guarda caso,il trono voluto dalla casta nella prima Capitale d’Italia, viene costruito su una superfice venduta da mamma Fiat al Comune per fare cassa e poi come ringraziamento ha portato la produzione in Serbia,Moldavia e sponsorizzato il Made in Italy per importare il prodotto finito.Come potete vedere dalla realtà,potete capire il perchè non cambierà mai nulla e che il governo impostoci non serve a altro se non per garantire il proseguimento degli affari della Casta.Quindi cari amici dobbiamo ribellarci a questi politicanti che pensano solo a fare i loro affari,dove assieme alla inutile opera Faraonica vogliono fare la Tav,quando abbiamo delle ferrovie da terzo mondo e per raggiungere Aosta da Torino sembra di viaggiare su un treno come quelli che viaggiano nei paesi sottosviluppati.Questa realtà ci fa capire il perchè la magistratura non ha mai indagato a fondo negli affari dei politici con la Massoneria-Opus Dei- Club Aions e Rotary,Mamma Fiat,le Banche,la Chiesa,la Mafia.Da non dimenticare che diversi Ministri del Governo impostoci per salvare la Seconda Repubblica,hanno avuto un ruolo strategico nel realizzare questo sistema di inciuci e affari.!"
mercoledì 15 agosto 2012
In certe parti del mondo, forse le più evolute o quelle che se lo sono potuto permettere, sono alla fine emersi gli omosessuali, repressi per secoli da religioni e culture omofobiche. Religioni che poi come ogni consesso umano a quelle pratiche e tendenze indulgevano, ma di nascosto. Una serie di fattori hanno fatto si che determinate rivendicazioni venissero finalmente espresse, così come è successo fin dagli inizi del secolo con le suffragette e la questione femminile o femminista. Come tutte le rivendicazioni per situazioni a lungo represse, quando si sono manifestate lo hanno fatto all'eccesso e, credo, interpretando la loro diversità come un fattore di distinzione da opporre alla normalità eterosessuale. Proprio quell'orgoglio gay, insomma, che li ha spinti e li spinge tuttora a esporsi scandalosamente, eccessivamente, teatralmente. in fondo se solo di diversi gusti sessuali si parla, niente avrebbe dovuto impedire che si svolgesse una normale affermazione dei propri diritti senza quei ricercati eccessi da avanspettacolo che a me, sinceramente, non sono mai piaciuti molto. Come del resto tutte le esagerazioni, anche di machismo o religiose, visto che sono stato cresciuto in una ottica di pacato e britannico understatement.
Ma così non stato. Siamo diversi ? Bene, faremo della nostra diversità la bandiera e rifiuteremo ogni manifestazione di normalità, sottolineando proprio nella diversità la nostra essenza. Non so se a qualcuno è capitato di vedere un crudo e brutale film tedesco "Ai cessi in tassì", molto underground ed esplicito ma sincero e combattivo. In una coppia gay i due componenti ambivano a vite diverse. Uno, il più carismatico, voleva vivere la diversità anche attraverso la libertà totale del rapporto, senza quelle trappole come la continenza, la fedeltà, la regolarità tipiche delle odiate coppie normalmente etero. L'altro invece avrebbe anche preferito una normale vita di coppia, e veniva aspramente sbeffeggiato dal compagno, che metteva in ridicolo quella volontà.
Poi è arrivata la botta Aids. E ovunque è emersa la considerazione che fosse quasi una punizione divina per certi comportamenti eccessivi. La promiscuità totale, la sessualità sbandierata che, da essere una delle caratteristiche della persona diventava LA caratteristica su cui modulare tutta la propria vita e le proprie scelte, venivano messe in crisi dalla malattia. Ed è stato sicuramente il punto di rottura per certe culture libertarie e libertine. Una rottura che ha messo la sordina, per ovvi motivi, proprio al cavallo di battaglia del sesso inteso come ariete che devastava le mura della normalità borghese e perbenista, con la sua carica vitale ed eversiva. A quel punto certi valori o, se non vogliamo considerarli tali, certi comportamenti salubri, hanno riacquistato importanza. Ora certe manifestazioni hanno senso solo in quei paesi in cui c'è una repressione evidente, penso alla russia, coesistente con una evoluta consapevolezza e volontà di emancipazione. Siamo insomma nello stesso punto temporale di rottura totale, rottura che richiede toni e volumi alti ed anche eccessivi.
Da noi, dove più o meno determinati comportamenti individuali sono stati certamente più accettati, siamo alla fase successiva. Se ho una dignità come omosessuale e se le mie libere scelte private non influiscono sulla mia figura sociale e sulla mia integrazione, allora voglio, civilmente e pacatamente, gli stessi diritti degli altri. E si, voglio sposarmi, avere figli, vivere una vita "normale" anche io. E non solo, voglio che il mio ocmpagno/a abbia i diritti civili riconosciuti alla cosiddetta "famiglia" in termini di assostenza, sanità, partecipazione, economia.
Ed è questa, sia chiaro, una visione delle cose che nella San Francisco degli anni '70 avrebbe fatto inorridire il 99% degli omosessuali.
Alla fine, quindi, si ha lo scandalo maggiore proprio quando si smette un comportamento che mette autonomamente la persona ai margini, sotto i riflettori di una conclamata e a volte pacchiana diversità, e si chiede di rientrare e far rientrare la propria ricerca della felicità nei canoni e nei canali di tutti gli altri non più diversi.
Questo si che è rivoluzionario, perchè se tu che sei diverso non sei più tale e metti i miei abiti e vuoi ricoprire i miei ruoli, io che mi sentivo forte della mia normalità conformista non ho più quei riferimenti cui potevo riconoscermi opponendomi ai tuoi. Mi stai disarmando, mi metti in crisi di identità. Ma come, io sano e prolifico etero trombante cui piace la gnocca mi posso ritrovare in chiesa con la sposa barbuta ? E al parco con moglie e moglie e pargoli che giocano con la mia tutta trine e fiocchetti ? Ma non sarà mica che allora forse, sotto sotto, anche io posso desiderare o avere quei gusti che tanto mi fanno orrore ? Non è che alla fine un pò ricchione lo sono anche io o, almeno, lo posso essere ? No, perchè anche a me certe sensazioni piacciono, anche io a volte ho avuto certe fantasie. Insomma, alla fine proprio rientrare in un alveo di non contrapposizione ma di condivisione di riti e ruoli è quello che diventa più devastante. E' la maturità della rivendicazione che trovo, personalmente, oggettivamente coerente e plausibile. Accettabilissima senza alcuna remora e, almeno per quelle culture e società abbastanza evolute da poterselo permettere, destinate a realizzarsi sicuramente.
Questo certamente deve essere consolante ma non deve farci dimenticare i tanti episodi di violenza omofoba, così come non ci possiamo dimenticare di quanta cultura sia ancora sessista e antifemminile, come sia ancora razzista nei confronti di ogni cultura diversa. Ma lo scardinamento operato dall'interno come avviene adesso ritengo sia molto più positivo di quanto potesse essere l'opposizione precedente, e molto più concreto.
lunedì 25 giugno 2012
Rust never sleep.
A mia figlia da sempre piace Ozzy Osbourne. Quando lo scorso novembre ho visto che venivano i Black Sabbath in italia, riuniti per l'ennesima volta, ho pensato che per lei fosse l'ultima possibilità di vederli, visto che veleggiano per una irreversibile senilità. Così comprai subito i biglietti on line, salvo poi venire confermati i miei timori quando, causa cancro, l'assenza di Tony Iommi ha modificato l'evento da "Black Sabbath" a "Ozzy and Friends".
Vabbè, inculata, ma tant'è, decisi che saremmo andati lo stesso. Premetto che io tanto metallaro non sono, ho ascoltato qualcosa, ma i primordi; la deriva stilistica che il Metal ha preso, già abbastanza asfittico e povero come possibilità espressive, non mi ha mai coinvolto più di tanto. Le mie preferenze sono andate altrove anche se, in certi momenti, riascoltare Hells Bells o Paranoid o Iron Man ha sempre un suo perchè. Sostanzialmente volevo fare qualcosa di mitologico con mia figlia, di quelle cose che restano. E ieri siamo andati, partiti nemmeno all'alba ed arrivati in questo ridente paesino, Rho, che ospita queste manifestazioni.
Se c'è un non-luogo è quello. Non so bene cosa sia nella quotidianità.
Un parcheggio ? Una zona di carico cargo ? Può darsi. Fatto sta che è una arena bollente e rettangolare di asfalto, organizzatissima con chioschi di ogni genere, dalla piadina alla coca & whisky. Sulla fauna presente potete immaginare. A parte i ragazzetti coi pantaloni a vita bassa, i piercing ed i tatuaggi, c'erano delle presenze sinceramente inquietanti di uomini fatti (o meglio, sfatti) oltre la quarantina, tripputi con improbabili lunghe e stempiate chiome, stomaci birripertofizzati al triplo malto, l'occhio perso e la maglietta sbrendola molto "ggiovane". Mi sistemo buddescamente appoggiato ad una colonna, all'ombra, con il mio libro, la frutta, i panini mentre intorno la transumanza ondivaga procede circolare a passo strascicato, dal palco al panino, dal panino alla birra, dalla birra al gradino, dal gradino al palco e via andare. Si alternano sul palco, in un climax tecnico ed acustico, varie band che, penso, non lasceranno nella storia della musica una impronda indelebile. Al massimo qualche timpano lesionato e qualche litro di catarro, visto il modo tigresco di cantare.
Passa il tempo, non passa il caldo, finalmente si arriva a dei livelli più accettabili. Gli Opeth, per fare un nome, che in effetti hanno trovato qualche via di fuga all'ossessivo gabbione riff/batterista scatenato/assolo inutile di chitarra e virtuosismi privi di ogni trippa e anima.
E poi comincia Ozzy.
Traballante come un orso, cammina incespicando e facendo appello disperato alle ultime tre sinapsi che sono sopravvissute all'olocausto chimico, canta le sue canzoni con una voce che, ahimè, è rauca e dondolante. Pezzi nuovi, conosciuti dagli aficionados ma sinceramente apprezzabili solo per tecnica, e pezzi vecchi. War Dogs, Paranoid, Iron Man, appunto. Certo fa sempre effetto vedere l'azzannatore di pipistrelli, si sente che sotto c'è roba, e non poca, il suo brividone lo dà, non c'è dubbio. Ma un po' fa l'effetto di quelle belle chiese romaniche austere e brutali nelle loro nudità trascendenti che, assunto l'architetto estroso, sono state sputtanate da putti e stucchi barocchi. Belle si, si sente l'ossatura, ma orpellate inutilmente di quella deriva merlettaia che, purtroppo, è la malattia degenerativa di ogni espressione artistica consunta e morente.
Finita la scaletta, tanti saluti e tutti a casa, in un rimestare di bicchieri vuoti e cartacce. Gli Dei del metallo mi son parsi un po' arrugginiti e chi li dovrebbe sostituire non sa bene come fare per ridare linfa vitale ad una musica che oramai si può quasi definire "classica". Sperando in un Mozart con le borchie torno a casa anche io, nella allucinata notte padana, via, verso l'appennino, baluardo delle mie colline, della mia toscana increspata di crete e di boschi. Quant'è bella giovinezza che si fugge tutta via, chi vuol esser lieto sia... fuck you, yeahhh !!
martedì 17 aprile 2012
Buttati, che è morbido.
Stupratori rumeni, prelati che prediligono gli inculabili agli incunaboli, pensionati razzolanti tra i cassonetti, branchi di randagi che mangiano qualcuno, avvistamenti di pantere, ciclisti spappolati da autisti incivili.
Ogni tanto parte il serial new, ovvero il filone di notizie la cui ripetizione vuole evidentemente comunicare una urgenza, una reiterazione del dramma che, quindi, va oltre l'episodicità ed è sistematico. Con tutte le conseguenze possibili, sia che esse siano politiche che di ordine pubblico, culturali di costume o altro ancora.
Ora vanno di moda i suicidi. Per crisi. E' tutto un fiorire di statistiche che dimostrano, dati EURES alla mano , che c'è una impennata dei disperati che decidono di togliersi la vita per sopravvenuta crisi economica. Sono disoccupati, imprenditori, laureati. Una bella fascia trasversale della società.
Ovviamente chi, quasi nostalgico del caro SIlvio, così prevedibile e villain a tutto tondo, depreca il vampiresco governo tecnico e non esita un secondo a sparare a zero sui novelli dracula, Fornero coccodrillo in testa.
Peccato che i dati siano del 2010. 2 anni fa, quando di Monti nemmeno c'era l'ipotesi.
SIamo di nuovo alla informazione mistica. Nel 2010 c'era una media di due suicidi al giorno, ma la notizia latitava, tanto c'era abbastanza pane per i denti di chi sparava sul governo. Ora, che il governo che c'è, pur se operativo in un parlamento a maggioranza di centro destra e con poteri limitati, qualcosa sta facendo e non si fa beccare con minorenni o mazzette o travestiti o a fare chissà cosa, ogni pretesto è buono per esercitare la lagna antagonista, indignati a comando.
Magari la percentuale di suicidi è anche aumentata, certo è che se anche fosse rimasta uguale, a due al giorno c'è da inzupparci a volontà.
Fior di teste pensanti pare non aspettino altro, non si fermano nemmeno un secondo a pensare, informarsi, considerare i numeri in modo relativo, partono per la tangente e via. Finchè lo fa un giornalista che vuole vendere, capisco. Finchè lo dice qualcuno interessato a sputtanare tutto, continuo a capirlo, ma chi sarebbe in grado di capire e non ha interesse se non a capire la situazione per fare scelte consapevoli, non me lo spiego, proprio non lo capisco.
domenica 8 aprile 2012
La palla è tonda
Oggi la Fiorentina, quartultima in classifica, ha sconfitto il Milan, capoclassifica, per 2 a 1, in casa del Milan. Tifosi della Fiorentina ed antagonisti viscerali di Berlusconi godono. Io al 10% rientro nella prima categoria, come fiorentino, al 90% rientro nella seconda. Non mi è mai interessato molto, il calcio, e lo sport in genere. E trovo irritante che venga dato per scontato, come in uno stato teocratico lo è appartenere ad una chiesa, che uno, specialmente maschio, si appassioni a questa cosa. Come un agnostico tra i fedeli so che non sono solo, magari minoranza. Ma non è consolante.
Ma mi chiedo, e mi sono chiesto, come mai questa prevalenza, questa schiacciante passione. L'avevo risolta in una visione puramente partecipativa. Che tutto e il contrario di tutto può esser detto, nel calcio, visto che ogni interpretazione e ogni filosofia poi è soggetta alla legge del caso, del rimbalzo di una sfera contro lo stinco di 22 persone. Ogni interpretazione, ogni scuola, ogni suggerimento ed il loro perfetto contrario sono legittimi.
Certo, la legge dei grandi numeri alla fine prevale, se una squadra di 11 campioni costata miliardi gioca contro una raccattata accozzaglia di brocchi, la prima al 99% vince. Ma c'è quell'1% che manda in vacca tutto. Per cui la combinazione degli eventi, il rinterzo frattale, l'imponderabile assurdo può accadere.
E quindi anche l'ultimo dei dementi può ergersi a pensatore, ad allenatore, perchè non potrà mai essere totalmente smentito dai fatti. Se si fermano 100 persone e si chiede loro una opinione su un fatto di cronaca o una legge fiscale o qualsiasi parte dello scibile umano, ci sarà sempre una rilevante percentuale che dirà di non sapere, di avere le idee confuse. Ma nel caso del calcio no. Credo che la percentuale di individui convinti di avere una idea coerente e di esprimerla sarebbe altissima. Certamente ci sarebbe chi la potrebbe esprimere in termini più articolati, altri si limiterebbero ad un frasario standard da centrocampista sudato che rientra negli spogliatoi, con gli archetipi sibillini e le frasi fatte.
Ma tutti o quasi direbbero la loro.
Ma c'è dell'altro, credo.
C'è che lo sport, il calcio come gli altri, pone di fronte ad un risultato indubitabile. Come ci si sia arrivati, a quel risultato, è magari una combinazione casuale di eventi. Ma una volta che ci si arriva, quello è certificato, non ci sono margini di dubbio, di contestazione. E se fai parte del partito di quel campione, hai in mano un arma, per quanto transitoriamente, vincente. Alla fine di ogni ragionamento e recriminazione potrai dire : si, ok, l'arbitro, la palla, le condizioni del campo, il guardalinee. Ma abbiamo vinto 2 a 1. Tiè.
Questo genere di cose servono dunque a creare delle certezze, delle boe ferme, dei fari nelle tenebre del relativismo quotidiano, della confusione della vita. Arrivo a pensare che sia una forma di pensiero che sta dilagando, in opposizione alla estrema complessità incomprensibile del mondo.
Le competizioni, i quiz, i vari X factor fino ad arrivare alle competizioni ad eliminatorie dei cuochi, la cooptazione televisiva di signori nessuno per farli gareggiare tra loro, i tornei di poker, non sono altro che la competitivizzazione degli eventi. Un processo alla fine del quale, comunque sia, c'è un risultato incontrovertibile, certo, certificato. Che dà sicurezza, offre appigli, conforta.
Anche nella politica, come si è visto fino a l'altroieri, si è avuto da noi la preponderante presenza di un partito il cui proprietario proveniva e si faceva forte di una visione sportiva delle cose. Un partito ed una coalizione che, a fronte delle critiche, alla fine non poteva che opporre : si, ok, ma le elezioni le abbiamo vinte, siamo maggioranza, abbiamo fatto un gol più di voi.
E questo può anche sembrare democrazia, non dico di no. Ma a me pare la dittatura del risultato. Non so quanto mi piaccia, e non so nemmeno che alternative pratiche ci possano essere in una società di massa dove le dinamiche politiche, civili, ideali debbano essere chiare e comprensibili. Quanto poco spazio ci sia per la mezza misura, per l'indeterminatezza. Sarà per la mia scarsa competitività, ma questo modo di vedere, interpretare ed assoggettare il mondo non piace molto, non piace dovermi schierare per forza in una squadra, pena l'essere inconsistente, ininfluente.
Fa male rinunciare alla propria individualità complessa per confluire in un monolitico e monocolore insieme, diventare formica guerriera di un formicaio che, alla fine, non mi convince del tutto, spinto solo dalla necessità di difendermi o prevalere, per non perire. Vorrei poter fare altre scelte.
lunedì 19 marzo 2012
Nouvelle vague
Recentemente ho visto un paio di bei film francesi, "the Artist" e "Les intouchables", orribilmente tradotto in "quasi amici". Bei film entrambi, diversissimi tra loro ma molto godibili. Questo ha fatto si che, l'altra sera a casa di amici, vedessimo un film, francese, con un buon attore come Depardieu.
Mammut.
Depardieu, alla soglia dei 60 anni, viene messo in pensione e l'orrendo sistema pensionistico francese, cui il concetto di "libretto di lavoro" deve essere totalmente sconosciuto, lo costringe a ripercorrere i suoi precedenti lavori per recuperare le "marchette".
D. vive con una megera orrenda che lavora in un supermercato e, da colei spinto, inforca la vecchia moto (una Mammut, appunto, ferma in garage da secoli) e va on the road a ripescare i documenti necessari.
Scopriamo così che ha fatto il becchino, il generico in un circo, il buttafuori e non so cos'altro.
La ricerca prosegue tra alti e bassi, finchè non si ritrova a casa del fratello, assente, al cospetto di una presumibile nipote che definire poco sveglia non rende l'idea. Anche lui è un bel mattacchione. Sopra i 160kg, capelli lunghi, ha lo sguardo reattivo di un muro di contenimento. L'incontro con la nipote, una che abbellisce il giardino in un'orgia caleidoscopica di corpi di bambole mozzati, pare sia la chiave di volta della maturazione interiore del bestione. Come, non è dato saperlo. Ma tant'è, intuisce una nuova visione delle cose, realizza che l'escamptage per sfangarla è vendere la vecchia moto e alla fine lo vediamo tornare dalla megera, su un motorino (povero motorino...) vestito di una tunica da comunicando, come se avesse superato un rito di iniziazione e tornasse a casa "homo novus", anche nel vestito. Altri protagonisti di rilievo non ce ne sono, a parte la Adjani che impersona una sua vecchia fiamma che non badava alla sua totale demenza e che pare se lo volesse anche scopare, prima di morire in un incidente con la moto, proprio sulla via del talamo.
Strano film, vero ?
No, non strano. Un film orripilante, che cerca drammaticamente di mascherarsi dietro una stucchevole aura grottesca e surreale, ma in realtà insensato e squallido. Slegato, incoerente, incomprensibile. Lui non è ritenuto un imbecille a caso, dai suoi occasionali conoscenti, lo è proprio. Ed effettivamente è l'unico pregio del film, ovvero come Depardieu sembri veramente un minus habens.
Triste, sconclusionato, un film fatto coi piedi che non dice niente e che non significa niente, pure imbarazzante, in certi momenti (una vicendevole sega con il cuginetto dei tempi andati, una immagine che resterà a popolare i vostri incubi a lungo). La storia di questo improbabile barile che fa i lavori più disparati è un coacervo di inutile ed allucinato squallore, dove il presunto riscatto finale, non si capisce nemmeno bene da dove provenga. Dalla nipotina altrettanto demente ? Dalla vendita di una moto inspiegabilmente in ottimo stato dopo venti anni di sosta in garage ? Nell'arrendersi con il tonacone, sul motorino, alle leggi dell'Inps francese ? Gratuito splatter della Adjani insanguinata, che fa la coscienza metafisica del proprio assassino, visto che l'ha ammazzata lui, con l'incidente.
Veramente un obbrobrio, per fortuna visto aggratis su Sky. Al cinema avrei chiesto il rimborso.
mercoledì 15 febbraio 2012
Predicatori.
La gratuità, per quanto condivisibile (ma nemmeno tanto, ce lo immaginiamo un Avvenire che giorno dopo giorno magnifica le risorse del paradiso come fosse un resort All Inclusive alle Maldive, per invogliare i peccatori ??) è la caratteristica che più mi irrita, della sparata Celentaniana. Letta dopo, ovviamente, chè col cazzo che ho guardato Sanremo. Nemmeno dipinto.E bravo Adriano, hai detto e fatto quello che ti è parso e piaciuto, ora si scatenerà la reazione di quelli che reagiscono da 2000 anni, e che quindi sanno bene come fare. Ed il risultato sarà che a fronte di benefici zero avremo reazione mille, tagliando le gambe ad ogni possibile presente o futura rivendicazione o contestazione laica.
Bravo, Adriano, bravo, grazie mille, a nome di tutti gli anticlericali d’Italia. Ci hai fatto proprio in bel servizietto. E forse anche apposta.
E chissà perchè hai sparato dal calduccio del tuo qualunquismo, proprio sui Avvenire e Famiglia Cristiana e non su quell'Osservatore Romano tanto più omologo al potere, tanto più espressione secolare, portavoce di un Vaticano di affari, di moneta, di secolarismi politici e anche immobiliari. Quanto puzza di combinato, questo attacco. E quanto mi addolora sapere che anche questo insopportabile maniaco egotista sia o sia stato, nel deserto della cultura popolare oramai diventata appannaggio del peggio televisivo alla grande fratello o scherzi a parte, anche un riferimento ommioddio "culturale", assieme all'altro maitre a penser che è Jovanotti (no, dico, Jovanotti...).
Ma non c'è altro ? Siamo così disarmati ? Non dico un Pasolini, ma qualcosa, una voce nuova. Niente, si passa dalla muffa degli Inti Illimani e dai Pierangelo Bertoli oramai mummificati, agli idoli massificati in salsa ciellina-francescana che vengono usati come dei tram cui attaccarsi sperando che ti portino da qualche parte.
Lo sbando totale, lo svaccamento, l'improvvisazione retorica. Molleggiati alla meta.
venerdì 3 febbraio 2012
Radici
E' recentissima e stigmatizzatissima da tutti la frase del presdelcons Monti circa il lavoro "monotono". Frase che per tutti è stata un passo falso comunicativo, come ai tempi quella delle tasse belle da pagare di Padoa Schioppa.
Ma mi sono chiesto : nei paesi dove il posto fisso, inalterato, un pò medievale, diciamolo, cui siamo abituati noi dopo anni di pasturazione democristiana, piazzati nella pubblica amministrazione o nelle fabbriche in perdita di mamma Fiat e consorelle, dove insomma questo posto fisso non c’è, dove le persone si reinventano, si spostano, cambiano eccetera, ma come fanno ? Non è che dobbiamo fare obbligatoriamente i conti con dei cambiamenti totali che si rifletteranno anche su abitudini antropologicamente sedimentate ?
L’obiezione più accattivante che fanno al Monti anti monotonia è : vaglielo a dire alle banche, che vogliono la monotonia, per farmi il mutuo.
Ecco, e se fosse giunta l’ora di riconsiderare anche l’approccio al territorio, alla abitazione ? E se la soluzione fosse quella per cui affittare le case, gli appartamenti, diventi più semplice e diffuso ? E se la finissimo con l’UPPI e la casa sfitta, il terrore dello sgombero forzato ? Forse nuove abitutdini e atteggiamenti verso il posto dove viviamo, se cambiamo e diventiamo un po' "nomadi" migliorerebbe anche la comprensione degli altri, ci aprirebbe l amente, saremmo stranieri un po' tutti e quindi un po' tutti meno stranieri di altri. Potrebbe anche essere un modo per disinnescare modi di pensare molto "leghisti", tanto per capirsi.
Bisognerebbe agire per rendere certe procedure più semplici, più accessibili. Io ricordo che già 30 anni fa, in Germania, gruppi di giovani prendevano facilmente appartamenti in affitto, cambiando tranquillamente città se per motivi di studio o lavoro dovevano andare da Brema a Stoccarda.
Possibile che da noi se ti pianti in un posto ti ci vuoi abbarbicare in tutti i modi e per sempre ? Possibile che oltre ad essere economicamente immobili lo si voglia diventare anche sociologicamente ? E’ ovvio che viene il cagotto, a pensare di spostarsi, e che è preferibile fermarsi una volta per tutte, ma poi non stupiamoci se veniamo portati via dalla corrente umana delle migrazioni. Migrazioni di persone che non hanno nulla da perdere e che, forse, hanno nel Dna l’attitudine allo spostamento, alla flessibilità.
Si, perchè oltretutto c’è un grande inganno linguistico, perpetrato dagli oppositori del gaffeur Monti, ovvero insistere nella identificazione tra flessibilità e precariato, che sono cose radicalmente diverse tra loro.
Per brutto che possa apparire e per quanto terrore ci possa fare, il mondo sta diventando flessibile e bisognerà adattarsi per forza. E c’è una grossa fetta di mondo che già è flessibile. Io comprendo quanto ci sia ostico, culturalmente, smettere abitudini secolari che, tra l’altro, hanno fatto e fanno la ricchezza (poco coltivata ahimè) del nostro paese. Il radicamento è anche cultura, amore per certi prodotti, l’arte eccetera. Ma la modernità incalza e se crediamo di poter restare isolati dalla corrente, al sicuro nella valle circondata da impenetrabili montagne, mentre fuori arriva la rivoluzione, delle due l’una, o ci restiamo veramente, isolati, per avvizzire sterili entro breve tempo, o ci vengono a cacciare con la forza perchè inadatti a sopravvivere.
La soluzione, mi sa, è che volendoci considerare un paese evoluto e tra i primi al mondo, ci dovremo adattare, migliorando nella preparazione tecnica, la cultura, il saper fare cose tecnologicamente più evolute, mentre invece siamo abbarbicati ad un manifatturiero arcaico come il tessile e l’edilizia, ovvero, assieme al meretricio, tra le più antiche ed immutate attività che l’umanità conosca.
Non penso che la difesa imperterrita di diritti acquisiti, diventati privilegi nel tempo, senza voler fare i conti con quello che succede attorno a noi, basterà per salvarci. Se non accettiamo o facciamo accettare alle nuove generazioni, largamente analfabete o impreparate o formate su una preparazione obsoleta e inutile dal punto di vista lavorativo (tutti i laureati in lettere antiche, filologia romanza, sanscrito, sociologia… ma c’è bisogno, di tutti questi architetti, avvocati, professori di lettere ??) questa nuova visione del mondo io credo che siamo fregati in partenza.
martedì 10 gennaio 2012
Il biciclettaio.
Io vado in bici. Tutti i giorni a lavorare, spesso anche se piove. E ci vado anche a fare girate se il tempo è buono. Qua è tutto abbastanza in piano, abbiamo delle belle ciclabili e dei dintorni interessanti. E' bello andare, per esempio, fuori dai circuiti normali, sugli argini dei fiumi, dei fossi. Si vedono posti e scorci altrimenti nascosti.A me di bici ne han rubate 4, in rapida sequenza, una addirittura comprata la sera, il giorno dopo già se l'erano fottuta; una Bianchi, Spillo, bella bici. Penso, e chi l'ha usata. Fanculo.
Insomma, diciamo che a parte una MTB discreta che uso solo per percorsi non impegnativi ma insomma nemmeno facilissimi, ho una robusta Frera che come un docile destriero mi scarrozza in giro e che ha periodicamente bisogno di una aggiustatina, una messa a punto.
Avendo la bici, ed andando i bici, giocoforza prima o poi andare dal biciclettaio.
Ne ho uno, vicino casa, esoso, fa le bici su misura, ti calcola anche il raggio del metatarso. Ma se gli chiedi di gonfiarti le gomme chiede 50c.
Ce n'era un altro in centro, in una piazzetta, vendeva bici e le accomodava, anche. Un giorno ci vado, entro soprappensiero e poi mi guardo intorno, stranito, non vedendo bici ma magliette appese al muro. Era diventato un negozio cinese di maglieria. Cazzo, avverti !
Disperazione. E ora dove lo trovo un biciclettaio ? Chiedo in giro, mi indicano un posto, in un'altra piazza, sempre abbastanza in centro, vicino all'ufficio. Vado, ma non vedo nessun biciclettaio... a meno che... aspetta, ma quel negozio di articoli da pesca... esche vive.. canne... ebbene si. Prodigio della mimesi, il biciclettaio è travestito da negozio di articoli per la pesca.
Ma vende anche bici.
E le accomoda, sopratutto.
Egli, Marco Vannucchi, è un tipo pittoresco. Aveva uno di quei pappagallini piccini carini addomesticatissimo che gli stava sulla spalla, gli dava i bacini. Beh, ho saputo che gliel'han rubato. E mi domando, ma come si fa, dico io, a rubare un animale da compagnia ? Dice che valeva dei soldi, capisco, ma sei bastardo.
Insomma la cosa mi ha fatto un sacco di dispiacere perchè il Vannucchi, il biciclettaio, è una persona apparentemente burbera, ma in realtà disponibilissima, competente, bravo e, sinceramente, fa dei prezzi incredibili.
Solo oggi alle tre gli ho portato la bestia, visto che la ruota posteriore andava per i cazzi suoi, dato lo spropositato numero di raggi rotti che aveva. Insomma, son ripassato alle sette e aveva cambiato i raggi rotti, tirato gli altri lenti, unto catena e cambio, rimesso tutto a posto, ora va che pare di pedalare sul burro e mi ha chiesto ben 8 euro. Ora, se non si fosse offeso, avrei insistito per dargliene almeno dieci, ma so com'è fatto e va bene così. Ma la ciliegina è stata lo scontrino.
Un regolarissimo scontrino da 8 euro, per un lavoro di sola mano d'opera. E penso a lui, ora solo senza il pappagallino, che ha a che fare con due categorie di persone molto specifiche, quelli che la bici la usano,la fanno accomodare ma non nel laboratorio fighetto ultratecnologico, ma dal Vannucchi, in piazza Ciardi, tra una canna da pesca ed un banco da lavoro. E quelli che vanno a pescare, ma che si sa, vanno nei laghetti, sul fiume, niente di competitivo o esagerato, pensionati, gente paziente che passa più per chiacchierare, piuttosto che per comprare.
Penso a lui, e penso ai commercianti di Cortina. E non dico altro.
E' un grande, il Vannucchi. Forse uno degli ultimi biciclettai, con le mani nere, il capello scomposto, con il baffo e la pancetta tonda.
Una persona che quando non ci sarà più lascerà un vuoto piccolo, si, ma incolmabile.
mercoledì 30 novembre 2011
Miracolo
Incastonato nella luce bianca del nord, lucida, cristallina, l'ultimo gioiello di Aki Kaurismaki. "Miracolo a Le Havre", un film che è certamente un gioiello. Lo straniamento di una Francia primi anni '70 incastrata in una attualità odierna con i suoi problemi, il suo dramma più lacerante, la migrazione dei deboli, serve a isolare quella che è la vera anima del film, l'umanità.Una umanità insospettabile, forse, per l'ambiente in cui germoglia. Completamente senza retorica, con una collezione di facce, di espressioni la cui improbabilità va pari passo con la loro stralunata bellezaza, Kaurismaki regala un'ora e mezza di placida poesia, senza strappi, senza melodramma, pur se profondamente drammatico.
Coltiva una leggerezza sospesa come ho trovato per esempio in quell'altro leggerissimo film che è Train de Vie. Ma non è un film indulgente o che si compiace di una certa irragionevolezza circense, anzi, è estremamente reale, senza fronzoli.
UNa narrazione piana ed emozionante, con fotografie, scorci, momenti sospesi da capolavoro pittorico. Un film che fa sorridere il cuore, un film veramente umano, perfetto. Consigliabile al 100%.
Sopratutto la cagnetta Laika, una vera Etoile.
martedì 8 novembre 2011
Immagine e somiglianza
Il principe, sulla cima della collina, volgeva intorno a sè lo sguardo.Che perfezione, che armonia. Dominavano il mondo, la terra, tutto.
Dopo milioni di anni di evoluzione finalmente la certezza, la consapevolezza di rappresentare l'acme, il meglio che c'era.
Avevano piegato la natura alle loro necessità, ai loro piaceri, alle loro comodità.
Allevamenti di animali domestici provvedevano cibo e lavoro. Ardite costruzioni oramai punteggiavano l'intero pianeta, l'organizzazione rendeva fluida ogni attività, un forte esercito proteggeva la città dai nemici esterni, ogni ostacolo era stato superato.
Erano diventati il centro del mondo, il fulcro su cui ruotava la creazione, tutto si raffrontava a loro, erano la misura e il paradigma per ogni cosa.
Padroni del mondo sconosciuto, lo avevano colonizzato tutto e lo padroneggiavano con la loro abilità, modellandolo con la loro cultura, la loro sapienza.
Certo, ogni tanto erano colpiti da cataclismi naturali. Intere città spazzate via, alluvioni, esplosioni, carestie. Ma questo serviva loro a impegnarsi ancora di più, tesi in una linea di sviluppo ambiziosa, senza un limite se non quello che potevano imporsi da soli.
Una fiducia illimitata nelle loro risorse li rendeva sicuri e spavaldi, protetti dalla loro intelligenza e dal loro Dio.
Un dio potente, onniscente, saggio, che li aveva creati con lo scopo di esaltare la sua volontà, la sua potenza, il suo amore.
Un Dio uguale a loro, di cui loro erano immagine e strumento.
Un Dio di cui loro erano immagine e riproduzione perfetta.
Le sei zampe, le potenti mascelle, gli occhi sfaccettati.
Soddisfatto, il principe rientrò nel nido.
sabato 22 ottobre 2011
Splatter TV
Ci si domanda nelle rubriche pensose e corrette se le immagini trasmesse ossessivamente e con compiacimento della cattura e morte di Muhammar Gheddafi siano buon giornalismo e se non sia il caso di proteggere il pubblico televisivo, almeno quello della tv di stato, da certi eccessi. Io, sinceramente, mi farei altre domande.
Le immagini di cronaca vengono trasmesse attraverso lo stesso medium attraverso il quale vengono trasmesse immagini a volte ben più crude ed emotivamente connotate (si sa la storia, si arriva alla violenza attraverso un climax, una costruzione, una partecipazione più accurata). Questa contiguità ingannatrice (un po' come quella per cui quello che scrivo io su un blog di Repubblica è accanto ad una articolo di Scalfari e può sembrarmi paritario) fanno sì che le immagini di cronaca vengano depotenziate dal punto di vista informativo, assimilandole ad una idea di finzione.
Visto che la cronaca e l'informazione servono a farsi una opinione, queste immagini dovrebbero, ipoteticamente, avere una funzione se non pedagogica almeno formativa. Ma non ce l'hanno.
La loro subitaneità, la loro crudezza, sono fortissimi ma come quei dolori forti ed improvvisi, passano presto. Non hanno modo di sedimentare come invece hanno modo di farlo quei processi informativi lenti, frammentati, non evidenti, accennati, il cui divenire sia costruito. Un esempio, dopo tanti anni le immagini di Mussolini a Piazzale Loreto non hanno perso niente del loro significato.
Le immagini di Gheddafi, invece, hanno solo un risvolto emotivo, scioccante, sensazionalistico. E come tali da un lato verranno dimenticate, perse nella sequenzialità e ripetitività Pop di tutto ciò che è immagine e solo immagine. Dall'altro contribuiranno allo sviluppo di un apprendimento emotivo, superficiale, che non lascia nè conoscenza nè sviluppo critico.
In un sistema di mass-media la profondità della notizia non può, come in una sorta di costante inalterabile, competere con la sua propagazione, con la sua estensione. Questo ultimo avvenimento, quindi, è un mattone in più per un approccio subalterno, passivo e sostanzialmente subìto. Non dico la morte di Gheddafi, ovviamente, ma il modo in cui ce l'hanno fatta vedere.
Nello specifico già non s'è capito bene se fosse amico da baciargli l'anello o nemico da bombardarlo, nè se la Nato abbia tutelato una no-fly zone o se abbia allegramente bombardato il convoglio a ragion veduta. Insomma, non è mai stata una situazione dove si sapeva bene cosa succedesse. Lo stesso epilogo, oltre a non lasciar dubbi che si sia trattato di un linciaggio (ma a opera di chi, quale fazione, quale tribù, perchè non un processo, che gente c'era, pronta ad intercettare il convoglio ?) ha solo piantato in mezzo agli occhi una sequenza confusa di macelleria umana dove quello che in fondo è un essere umano è stato massacrato.
Puro voyeurismo, quindi, informazione zero.
Ed un altra nota; le immagini, che ci paiono tanto vere, proprio per quanto immediate e riprese da telefonini branditi, sono state girate non da terzi neutri, ma proprio da quelli che il linciaggio lo hanno compiuto. C'è una cernita fondamentale, quindi, nelle immagini. Non si vede quello che avviene ma si vede quello che ci vogliono far vedere.
La verità, quindi, sempre più si sposta verso una verosimiglianza, sorella cattiva della verità in quanto sostanzialmente falsa ed ingannatrice.
Ma verosimiglianza che, ce lo ricorda la vicenda dei Protocolli dei Savi di Sion, è stata bastevole e sufficiente a giustificare, formare e motivare una ipotetica opinione pubblica, in realtà immaginario collettivo, che ha cooperato allo sterminio di milioni di persone.
Queste sono le domande che mi farei, e non se sia opportuno o meno mandare certe immagini durante la cena. Il disturbo può non essere solo di ordine digestivo, se non si cambiano le cose.
lunedì 19 settembre 2011
Indietro tutta !
Premessa : anche se Napolitano dicesse la sua su un PdC la cui moralità è dubbia, vista la rotazione patonze, i vari peccati mortali commessi e pure quello veniale di procurata e millantata erezione, questo non smuoverebbe il fatto che questa maggioranza continua ad essere tale, e lo si vede ad ogni votazione. I numeri li ha, come se li sia procurati lo sappiamo, ma fa lo stesso, non cambia nulla operativamente. Napolitano potrebbe anche stigmatizzare che ministri della Repubblica inneggino alla secessione, ma lo fanno da sempre, cosa cambierebbe ?
Mi sto chiedendo quanto sia positiva l’ipotesi che SB si dimetta. Adesso.
Mettiamo che i colonnelli lo convincano a fare un passo indietro; questo farebbe si che la compagine disarmasse l’opposizione, si riformasse una verginità, potesse cooptare l’Udc ed andare avanti a fare sfracelli, con la solita combriccola di pantegane che da decenni avvelena il nostro paese.
Certo, i suoi processi riprenderebbero la corsa, ma insomma è tutto da dimostrare, i suoi uomini sarebbero comunque in parlamento, sarebbe ancora un parlamentare, la giunta approverebbe ? non si sa, gli avvocati che ha bastano per uno staterello di medie dimensioni, per cui non venderei la pelle dell’orso.
Se invece andassimo avanti con questo stillicidio di cacca, se le cose non cambiassero, arriveremmo alle elezioni con il cdx in pessime condizioni, e PD SeL e IdV avrebbero avuto il tempo di mettere in piedi, si spera, un simulacro di opposizione affidabile e plausibile. Forse.
La sconfitta elettorale farebbe scoppiare il bubbone, i processi ripartirebbero, la maggioranza parlamentare non sarebbe dalla sua parte, gli accordi interni collasserebbero, il riciclo di voltagabbana con imene rifatto da Pitanguy sarebbe più arduo.
Mi chiedo quindi quale scenario sia più realistico:
1) vanno avanti così fino alla probabile debàcle del 2013
2) crollano non si sa grazie a quale intervento divino (e ce lo voglio vedere un governo tecnico a rimettere le mani sulla manovra; siamo sicuri che non comprerebbero i tornado ? che farebbero pagare le tasse ai ricchi ? che introdurrebbero una patrimoniale ? che andrebbero a battere cassa oltretevere ?)
3) immolano il porcone oramai insopportabile e cercano di sopravvivere ?
Mi sto chiedendo quanto sia positiva l’ipotesi che SB si dimetta. Adesso.
Mettiamo che i colonnelli lo convincano a fare un passo indietro; questo farebbe si che la compagine disarmasse l’opposizione, si riformasse una verginità, potesse cooptare l’Udc ed andare avanti a fare sfracelli, con la solita combriccola di pantegane che da decenni avvelena il nostro paese.
Certo, i suoi processi riprenderebbero la corsa, ma insomma è tutto da dimostrare, i suoi uomini sarebbero comunque in parlamento, sarebbe ancora un parlamentare, la giunta approverebbe ? non si sa, gli avvocati che ha bastano per uno staterello di medie dimensioni, per cui non venderei la pelle dell’orso.
Se invece andassimo avanti con questo stillicidio di cacca, se le cose non cambiassero, arriveremmo alle elezioni con il cdx in pessime condizioni, e PD SeL e IdV avrebbero avuto il tempo di mettere in piedi, si spera, un simulacro di opposizione affidabile e plausibile. Forse.
La sconfitta elettorale farebbe scoppiare il bubbone, i processi ripartirebbero, la maggioranza parlamentare non sarebbe dalla sua parte, gli accordi interni collasserebbero, il riciclo di voltagabbana con imene rifatto da Pitanguy sarebbe più arduo.
Mi chiedo quindi quale scenario sia più realistico:
1) vanno avanti così fino alla probabile debàcle del 2013
2) crollano non si sa grazie a quale intervento divino (e ce lo voglio vedere un governo tecnico a rimettere le mani sulla manovra; siamo sicuri che non comprerebbero i tornado ? che farebbero pagare le tasse ai ricchi ? che introdurrebbero una patrimoniale ? che andrebbero a battere cassa oltretevere ?)
3) immolano il porcone oramai insopportabile e cercano di sopravvivere ?
giovedì 15 settembre 2011
Gigante, aiutaci tu.
E' ormai da un bel po' di tempo che sul web cresce , di pari passo con l'insofferenza nei confronti delle mirabolani gesta di questa manica di cialtroni al governo, l'esigenza e la richiesta che il Buon Napolitano faccia di più di quanto non faccia, ritenendo, a mio avviso a torto, che negli articoli 54 e 88 della costituzione ci sia scritto che lui può sciogliere le camere così, a cazzo di cane, o possa evitare di ifrmare o assumere iniziative molto più evidenti rispetto a quelle che ha adottato fin'ora.Ma se un PdR potesse sciogliere le camere come cacchio gli pare, saremmo una repubblica parlamentare ? No, saremmo una repubblica presidenziale.
Siamo una repubblica presidenziale ? No, non lo siamo.
E se anche fosse e venisse fatto uno strappo, un golpettino presidenziale, magari appoggiandosi ai cobas della polizia coi loro lacrimogeni, sarebbe bello stabilire un tale precedente, anche andasse a buon fine (e non andrebbe...)?
E a parti invertite, con un bel PdR tendente al centro-destra (ipotesi tutt'altro che peregrina) oltre al ricatto delle solite frange tafazzesche un eventuale governo de sinistra sarebbe anche sotto la spada di Damocle di un presidente NON super partes.
Ecco, sfugge totalmente il concetto di super partes, per il quale Napolitano è il presidente ANCHE di quell'ostinato 24% che ancora stima SB.
Si insiste in una deriva mistica, da uomo della provvidenza che risolva i guai senza che noi si muova nemmeno un ditino. Noi, si, perchè quel governo è stato regolarmente eletto da una maggioranza di italiani (cittadini mi pare troppo) e continua a governare (male) ma con una maggioranza di voti parlamentari.
E ci si ostina a ritenere che una presa di posizione DI PARTE di Napolitano servirebbe ad aprire gli occhi a colori i quali insistono, per insipienza o convenienza, a tenerli belli chiusi, nonostante le vagonate di motivi, morali, politici, economici, di forma e di sostanza, che da almeno 15 anni dovrebbero avergli bruciato le palpebre.
O ci rendiamo conto che il nano se ne andrà quando CONVERRA' materialmente a una maggioranza di coloro i quali sono i tenutari dei VERI poteri, e che noi siamo degli informatissimi servi della gleba, buoni al massimo a fare numero in qualche piazza o a contarci su facebook, o andremo avanti perennemente incavolati e repressi, schiacciati dalla conoscenza dei fatti e dalla impossibilità ad agire individualmente per cambiare le cose. Troppo immersi in un quotidiano senza prospettive e memoria, non ci rendiamo conto di vivere in una realtà mediaticamente virtuale, dove crediamo di essere "protagonisti" mentre siamo solo degli spettatori con delega al contributo.
Questa è la democrazia di massa, con le sue dinamiche e le sue leggi, tutto condito con l'inganno di una ipotetica partecipazione attiva. Crediamo romanticamente di poter applicare gli schemi di una agorà ristretta ad un mondo di 6 miliardi di persone.
E Napolitano risolve tutto. Certo.
Si dovrebbe riuscire a prescindere per un momento dalle valutazioni politiche su Napolitano (da migliorista non m’è mai piaciuto, come persona mi pare molto corretta, certo non una testa calda, sicuramente molto attento alle norme ed alle procedure).
Ma questo non c’entra niente sul fatto di come si possa comportare istituzionalmente. Istituzionalmente se dovesse intraprendere iniziative irrituali lo sbranerebbero e in futuro lascerebbe aperta una porta difficilmente richiudibile.
Fare paragoni con altri Presidenti, primo fra tutti Pertini, non ha senso, sono esercizi di fantasia, di fantascienza, erano anni, persone, situazioni politiche diverse. Io sinceramente non ho idea di cos potrebbe fare oggi Pertini, non ho la palla di vetro (altre, molto grosse e lesionate, ma non di vetro) certo ho qualche idea di cosa potrebbe fare Leone, e mi vengono i brividi.
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