martedì 2 dicembre 2008

Midollo Osseo

alla fine degli anni 70, primi 80, all'esaurirsi di quella onda progressive, rock e pop-folk, prima e durante l'onda punk e, sopratutto, prima della risacca degli anni 80 tutta trine e messa in piega, c'è stata una stagione esaltante.

i prodromi si erano già visti precedentemente con alcuni tra i brani dei van der graaf, per capirsi. ma è adesso che si sviluppano quei fenomeni, per me, di una musica colta occidentale. una musica che ti colpisce direttamente i neuroni, dilaniata, schizofrenica, ossessiva, lucida e folle, straniata e presente, una musica che lascia perdere suggestioni tropicali, africane, world o altro. è un filo elettrico scoperto nel corpo di un mondo occidentale agitato da una autocoscienza analitica che, come tutte le analisi, non poteva che essere straziante, delirante ma anche intellettualmente gioiosa. certo mai rilassata. la musica è un linguaggio, come tutti gli altri e come tale va frequentato, capito, acquisito, per poterne apprendere i significati, anche se poi, una volta avuta dimestichezza, ti sbattacchiano ben bene facendoti venire i bordoni come un elettrochock. ad un primo ascolto possono sembrare astrusi, alieni. da questi si sono poi sviluppati rivoli rarefattissimi o tecnicismi freddi e distanti. ma questi che potrete vedere sono gli epigoni di una musica che se vi entra dentro non vi abbandonerà mai, non vi nauseerà mai, no ne potrete mai fare a meno e tornerete a lei quando meno ve lo aspetterete perchè, sembrerà strano, è una musica che riesce a catalizzare gli stati d'animo interiori e a portare in superficie un sensazione di comprensione e di coscienza inimmaginabili. artisti come David Byrne ed i Talking Heads, Brian Eno, Robert Fripp e i King Crimson, un certo Peter Gabriel, Laurie Anderson sono stati onesti, sinceri e intelligenti alfieri di un modo di esprimersi musicalmente che poco spazio ha lasciato alla ruffianeria o ad una condiscendenza nei confronti delle persone cui si rivolgevano. una musica occidentale, dicevo, profondamente tale e radicata nella visione del mondo propria di un mondo occidentale industriale maturo, consapevole, cresciuto all'ombra della filosofia greca ed evolutosi con quella riforma nordeuropea
tanto pragmatica quanto rigorosa. una musica vorrei dire per niente naturalistica, tribale anche se poi in realtà la trovo evocativa e radicalmente ancestrale.

ed infine è una musica che vorrei sentire quando qualcuno non c'è più, in un bosco ventoso, mentre volo tra le nuvole, mentre scorro nell'acqua e mentre piango il giorno che muore.


per chi volesse approfondire, alcune pietre angolari consigliate sono :

il film Home Of The Brave, di Laurie Anderson
il film Stop Making Sense dei Talking Heads
H to He e Pawn Hearts dei Van Der Graaf Generator
A Black Box di Peter Hammill
My Life In A Bush Of Ghosts di David Byrne e Brian Eno
Discipline dei King Crimson
Music For Airports di Brian Eno




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