lunedì 14 gennaio 2008

Gira la ruota o-oo

con tutto quello che succede forse quello su cui rifletto stavolta si può considerare vacuo, effimero, leggero; ma ritengo che, come qualsiasi fenomeno "culturale" sia segno espressivo di qualcosa.

tema : enrico papi e la deriva archetipica.

minchia.

no no, tranquilli, è semplice.

allora, dovete sapere che quel genio di mia figlia (e lo dico senza nessuna ironia, è davvero un piccolo genio sotto tanti punti di vista) rivela candidamente i suoi 12 anni in determinate occasioni, dimostrando però anche qua una peculiare abilità.

riesce infatti a beccare senza errore la trasmissione più orrenda in onda in quel momento su tutte le emittenti possibili. ora, il fatto che spesso guardi italia 1 certamente aiuta, non ne dubito.

quando è con me stabiliamo un patto per cui io non derogo da certe cose che voglio vedere o che ritengo non sia il caso lei veda ma cedo su trasmissioni accessorie.
una di queste è la ruota della fortuna, recentemente riesumata da quel simpatico bricconcello di enrico papi, uno che riuscirebbe a fare l'animatore anche presso una società di pompe funebri.

dovendo assistere, pur se esprimendo critiche ed obiezioni, giocoforza che per salvarmi io faccia esercizio di analisi critica. anche per mantenere un minimo di autostima.

l'evoluzione del papi è interessante. che io mi ricordi, la prima trasmissione di successo che lo ha lanciato credo sia stata sarabanda. questo quiz (perchè sia chiaro, il papi fa solo quiz, è un salvadanaio minore del consenso catodico)
questo quiz, dicevo, ha avuto una genesi degna di rispetto. concorrenti normali che alla prima, seconda nota sintetizzata indovinavano la canzone. dei mostri, diciamolo, ma il rapporto che aveva instaurato sin dai primordi San Mike Bongiorno restava intatto. se vuoi vincere devi sapere, devi essere bravo; veniva quindi mantenuta una certa meritocrazia. ma già in questa occasione si assisteva ad una deriva inquietante. sempre di più i concorrenti, a cominciare dalla non vedente per arrivare a uomini tigre e simili, erano si bravi ma l'attenzione si spostava sempre di più sulle caratteristiche "mostruose" nel senso di monstrum. una sorta di circo umano, quindi,dove il quiz era oramai un pretesto.

interessante quindi vedere a questo punto come la caratteristica esplosiva del casting operato per enrico papi abbia generato un filone caratteristico dello specifico televisivo. c'è stata, oltretutto, una sottile variazione, come una evoluzione stilistica. dal barnum del bizzarro dei primordi, siamo passati ad una specie di archetipi sublimemente stilizzati nella madre di tutte queste trasmissioni. i concorrenti del pupo e della secchiona, infatti, erano quei capostipiti che si sarebbero autogenerati poi anche nelle trasmissioni seguenti. se voi guardate bene, sia nel "la ruota della fortuna", sia in "prendere o lasciare" che in "distraction" da lui condotto, il normotipo facilmente riconoscibile è riconducibile sempre ai due progenitori, la bellona deficente e l'orrido che sa tutto. o anche l'orrido tout court.
osservate poi come questa impostazione si sia talmente sviluppata tanto che adesso anche i conduttori riflettono questo schema. che altri non è il papi se non uno francamente bruttino ? ovvio che, essendo il conduttore, debba differenziarsi un poco, ma mi sembra lampante quanto non faccia sfoggio di erudizione, per quanto elementare. al suo confronto bonolis e scotti paiono degli emeriti ricercatori dell'accademia francese. ma la "valletta", una certa silversted, incarnazione perfetta della "gnocca da parati" da film natalizio dei vanzina, non fa mistero della sua quasi totale mancanza di neuroni.

posso quindi concludere dicendo che è la sua cifra stilistica questa riduzione in un ambito puramente pretestuoso di una pantomima bifronte; la reiterazione della stessa recita protagonisti due maschere della nuova commedia dell'arte.

ma perchè ? e perchè piace ?
se c'è una filosofia sottintesa, magari inconsapevole, mi sembra di poter dire che sia la proposta di uno schema mentale adolescenziale-scolastico. pupe e secchioni fanno parte di quel microcosmo fine medie-prima liceo che molti identificano come un periodo della vita spensierato, casinista, becero ma allegro. semplice, manicheo. oltretutto non sono nemmeno concorrenti che incutano un pur minimo timore reverenziale. le domande cui sono sottoposti sono francamente alla portata di uno sporadico lettore di etichette dell'acqua minerale. ma, ripeto, le domande sono puro pretesto. ma è questa la forza. il bruttone non fa paura, ci si sente superiori; la gnocca arrapa e fa intuire tette strabordanti ma non problematiche. il classico calmante per l'uccello, insomma, da riporre nello stipetto. areare le mutande dopo l'uso.

se vogliamo, possiamo anche inquadrare questo tassello in un mosaico di più ampio respiro; le candid camera dove l'umorismo è degno del peggior alvaro vitali, i vari real tv che altro non sono che la prosecuzione con altri ritmi dei vecchi "mondo cane" e "ultimo mondo cannibale" , l'adrenalina e il morto sbattuti in cornice giornalistica. i lucignoli che si grattano il gossip con la camera a mano per soddisfare le gonadi del lettore da parrucchiera e tanti altri.

tutto questo fa vedere quanto alla fine tutto si stia autoriferendosi, quanto altro non sia che soddisfazione di istinti, un girare a vuoto, un roteare le palle multicolori di strass da parte di un ammiccante giocoliere. quanto questa tv non sia altro che un intervallo sedativo tra una pubblicità e l'altra.

alla fine non posso quindi fare altro che ringraziare quel genio di mia figlia che, consciamente o meno, mi ha costretto a fare i conti con qualcosa che, altrimenti, non mi avrebbe fatto riflettere. e bisogna sempre guardare, riflettere e capire, per non farsi prendere per il culo.

1 commento:

lube ha detto...

in realtà la prima trasmissione di papi di un certo successo andava in onda in rai. Andava a triturare le balle a vip o presunti tali fuori dai ristoranti, cinema, teatri ecc ecc